IL FENOMENO DELLA MORTE COME RIPROVA SCIENTIFICA DELL’ EVOLUZIONISMO COSMICO

“L’edificio biologico viene demolito e ridotto a materia inorganica. Ma la vita lo ricostruisce in un’invincibile unità più complessa e perfetta della precedente” – Il significato della reincarnazione nel processo antagonistico fra  “Sistema” ed  “Antisistema”.

Da che cosa deriva la naturale paura che l’essere ha della morte? Essa rappresenta il simbolo, il ricordo ed è la prova della caduta nell’Antisistema. Essa rappresenta la negazione della prima qualità dell’essere, che è l’esistere. La morte esprime un continuo, ripetuto assalto dell’Antisistema contro il Sistema, per distruggerlo. Essa riproduce il suicidio tentato dallo spirito gettandosi nell’abisso della materia.

La morte è il terrificante richiamo dell’Antisistema verso la distruzione, è il ritornare del suo impulso demolitore di tutto. Al suo avvicinarsi l’essere si sente ricadere nel baratro dell’annullamento, nel profondo del quale già si era inabissato con la caduta. Egli si sente terrorizzato nel vedersi ripreso nel ciclo della caduta che torna a riafferrarlo per travolgerlo in basso.

Ciò prova che l’essere conosce il Sistema col suo stato di pienezza di vita a cui egli sempre anela, e che egli conosce l’Antisistema, col suo stato di negazione della vita, in cui con la caduta era precipitato. Il suo maggiore istinto è ora di allontanarsi da quest’ultimo, per ritornare al Sistema. Solo con la  teoria della caduta si spiega questo istinto di fuga dalla morte in cui porta l’Antisistema, per rientrare in  quello stato di vita perenne in cui si esprime il Sistema.

Lo spezzarsi dell’originaria integrità è doloroso accecamento, l’essere disperatamente si aggrappa alla vita per non precipitare nel baratro che la caduta spalancò ai suoi piedi.

Che cosa significa la brama d’immortalità, quest’irrefrenabile desiderio di sopravvivere in qualche modo alla propria morte con qualche opera imperitura? Questa brama esprime la volontà di sfuggire alla presa delle arene mobili dell’Antisistema che vogliono ingoiare la vita. Dall’altro lato esiste una brama di crescita, parallela a quella di non voler morire. Non solo sopravvivere, ma sempre più svilupparsi.

Vogliono crescere le piante, gli animali, i bambini, vogliono crescere gli uomini con la conquista della ricchezza, del potere, della gloria, vogliono crescere i popoli con il progresso delle loro civiltà. E’ innegabile fatto che tutti possono costatare questo continuo sforzo dell’essere per non morire, disperatamente legato alla vita, per vincere il principio di distruzione, ed è innegabile fatto anche il continuo sforzo per accrescere e ricostruire la vita, per vincere con il principio della ricostruzione, che in tutte le cose rappresenta la presenza del Sistema cosmico.

 

Una vita più facile

 

Tutto ciò mostra che noi siamo fatti di vita perenne, quale essa è nel Sistema. Ciò ci mostra inoltre la nostra sostanziale indistruttibilità, cioè che siamo fatti di vita che non vuole morire, perché non può morire. L’essere istintivamente sa che, nonostante la caduta, esso è figlio del sistema, e non vuole sottomettersi all’Antisistema, perché sa che questo è solo un effetto transitorio di un errore, e non può rappresentare uno stato definitivo. L’essere, sebbene immerso nell’Antisistema, tenta quello che qui rappresenta l’assurdo, cioè la pienezza della vita. L’essere tenta la pazzia di voler vincere la morte, perché il suo istinto gli dice che è fatto di vita, di una vita più forte di tutte le morti.

Il sogno di liberazione che arde in fondo a tutti i cuori, per quanto appaia inattuabile, sta scritto che un giorno si realizzerà e non potrà non realizzarsi. Ecco che cosa significano gli istinti umani d’immortalità e di crescita. Essi non sbagliano. Il grande sogno di non morire mai si realizzerà e, per realizzarsi, attende che l’essere giunga in cima alla scala dell’evoluzione dove esso ritroverà il Sistema, e con esso la vita imperitura.

La bevanda magica creata dagli alchimisti medioevali per ottenere l’eterna giovinezza, esiste, ma non sotto forma di bevanda, ma di fatica per evolvere, perché è con l’evoluzione che si può ricostruire la vita piena e continua, non più spezzata dalla morte.

E’ una realtà che più la vita è involuta, e più è rapido il ricambio vita-morte a cui essa va soggetto. Che cosa significa ciò? Allo stato monocellulare o microbico, la vita dell’individuo può ridursi a pochi minuti. Ora è logico che la presenza della morte si faccia tanto più frequente e l’incertezza della vita tanto maggiore, quanto più retrocediamo verso l’Antisistema. Ma l’evoluzione porta verso la vita, con ciò questa rafforza le sue posizioni e, salendo, si fa più lunga e resistente.

Vediamo lo stesso fenomeno nel progresso delle civiltà. La maggiore sapienza dell’involuto selvaggio sta tutta nel sapere fare la guerra, generando nel suo piano un regime dove la maggiore abilità e il più alto valore consistono nel saper uccidere le belve e il prossimo. Al contrario la sapienza dell’evoluto civilizzato non consiste nel saper aggredire il prossimo, ma nel sapersi organizzare con esso per il maggior vantaggio di tutti, il che significa un nuovo affermarsi della vita sulla morte. Così con l’evolvere scompare la ferocia per far posto all’intelligenza. E a che cosa serve tanta lotta, dalle piante tra loro, dagli animali all’uomo, se non per sviluppare l’intelligenza che è qualità del sistema?

La morte qualità dell’Antisistema sta sempre pronta a minacciare l’istinto fondamentale della vita. Allora questa che non vuole morire è costretta alla difesa, e per difendersi, è portata a sviluppare tutte le qualità necessarie a questo scopo. E’ così che spuntano e si perfezionano i sensi, per adempiere allo scopo più urgente, che è quello dell’offesa e della difesa, esattamente come avviene per le nuove invenzioni scientifiche, che per prima cosa si applicano per scopi bellici d’offesa e difesa.

 

Percepire è tutto

 

Per l’animale, percepire è tutto. Esso è difatti sensorialmente molto più acuto dell’uomo, che però ha in compenso conquistati altri poteri intellettuali, con cui gli è possibile controllare il valore dei risultati ottenuti per mezzo di quelle sensazioni che l’animale accetta ciecamente senza discutere, incapace di discriminare l’esatto valore.

Così l’animale come l’uomo primitivo, sono molto più schiavi dell’illusione sensoria riguardo al mondo esteriore che non lo sia l’uomo abituato al controllo di sé stesso e dei propri mezzi di percezione. Certo che una scimmia, con i suoi occhi mobilissimi, è molto più abile dell’uomo normale e più capace di vedere contemporanea mente tutto quello che avviene attorno. Però la scimmia sa molto meno valutare il significato delle percezioni ricevute.

Vediamo di rispondere ora al problema della reincarnazione. Nella teoria che andiamo esponendo, un punto fondamentale con cui si spiega tutto e senza cui non si comprende nulla, è la reincarnazione. Abbiamo sempre contrapposto morte e rinascita come i due poli opposti dello stesso fenomeno vita, come due momenti paralleli, inscindibili, l’uno indispensabile condizione dell’altro.

Senza questa concezione di una più vasta vita che colleghi tutte le piccole vite nel tempo non è concepibile il fenomeno dell’evoluzione, nemmeno quella spirituale su cui si basano le religioni. Il concetto di una creazione spirituale che avvenga volta per volta individualmente ad ogni nascita, spezza ogni concetto d’equilibrio e di continuità, facendo dell’universo materiale-spirituale un assurdo disordine caotico, in cui non si comprende più nulla. Tale idea di una creazione d’anima ad ogni nascita va messa accanto a quella della terra centro dell’universo, terra intorno a cui gira il sole, dell’uomo unico abitante e scopo della creazione e alla concezione antropomorfica di un Dio che pensa e agisce a somiglianza dell’uomo.

Di fatto l’essere progredisce attraverso la continua oscillazione tra queste due posizioni inverse e complementari che sono vita e morte. Con la rivolta lo spirito non morì. Solamente la sua vita si rovesciò nel suo contrasto, la morte, da cui esso va risuscitando man mano che percorre il cammino dell’evoluzione. E attraverso le innumerevoli morti va, con l’evoluzione, sempre più risuscitando. Credendo di negare Dio, per affermare sé stesso, l’essere con la rivolta, non ha toccato Dio e ha negato sé stesso, precipitando dalla vita nella morte.

Molti affermano, anche sul piano delle moderne teorie scientifiche, questa verità della reincarnazione, ma pochi si domandano perché l’evoluzione abbia preso queste forme di vite alternate con morti. Essa avrebbe ben potuto realizzarsi nella forma di una continuazione progressiva, senza tali interruzioni e rovesciamenti. Se fosse vero, come alcuni sostengono, che Dio abbia creato gli spiriti semplici e ignoranti perché diventino completi e sapienti con l’evoluzione, da che cosa sarebbe nato e che significato avrebbe questo gioco del ritorno indietro della vita verso la morte ad ogni passo? Esso allora non avrebbe ragione d’esistere e l’evoluzione dovrebbe esser percorsa per via rettilinea, ossia quella che congiunge per la via più breve il punto di partenza con quello d’arrivo e che logicamente svolge un impulso diretto in una data precisa direzione.

Se lo svolgimento non risponde alla natura dell’impulso, allora vuol dire che altri impulsi sono entrati in gioco. Bisogna allora scoprirli e studiarne lo sviluppo. Con l’accantonarli ignorandoli, non si risolvono i problemi, e lasciare le menti insoddisfatte senza una risposta, è la peggiore delle soluzioni. Bisogna spiegare il fatto ben visibile, che l’evoluzione non solo tende a salire, come dovrebbe avvenire in una creazione nata imperfetta e destinata a perfezionarsi, ma che l’evoluzione tende a tratti anche ad indietreggiare.

La teoria della caduta

 

Bisogna spiegare questa strana tecnica costruttiva dell’evoluzione che demolisce per poi ricostruire più in alto, poi di nuovo demolisce per ricostruire ancora più in alto, e così via. Che modo strano è questo di avanzare, retrocedendo ad ogni passo! Il fatto di una prima creazione semplice non lo giustifica affatto. Con le teorie da noi esposte ciò trova piena spiegazione.

Ma la cosa più strana è questa: che sono appunto alcuni di coloro che più ammettono la teoria della reincarnazione perché parte della loro dottrina religiosa, sono appunto quelli che negano la teoria della caduta, perché questa può far parte di un’altra religione. Quando Galileo affermò che non era il sole che girava attorno alla terra, ma la terra attorno al sole, egli voleva affermare una verità scientifica e non religiosa e la Bibbia non aveva nulla a che fare con tale problema.

Così qui vogliamo affermare una verità scientifica e non religiosa, perché la scienza non usa prendere in considerazione come le religioni risolvono i loro problemi.

A parte ciò, coloro che ammettono la reincarnazione e negano la teoria della caduta, non sanno come strettamente legate siano le due cose e che, negando la caduta essi negano l’Antisistema e tutto ciò che può spiegare la presenza della morte e di quella alternativa vita-morte, che si chiama reincarnazione.

Senza la Caduta non si giustifica la reincarnazione, e chi nega la prima teoria deve negare anche la seconda, perché non possiede elementi per darsene ragione. Se la maggior spiegazione delle ragioni prime della reincarnazione sta nella teoria della caduta, non è logicamente possibile ammettere che si possa credere nella reincarnazione senza accettare la teoria della caduta che la condiziona.

Solo con tale teoria si può comprendere la necessità di questo continuo ritorno all’indietro, che si chiama morte, sempre nel mezzo di quello slancio in avanti che rappresenta il maggior impulso della vita. Solo con la teoria della caduta si spiegano queste continue contrazioni delle conquiste dell’evoluzione verso un passato che non si comprende se non situato nell’Antisistema, derivato dalla caduta. Solo così si comprende questa tendenza al riavvolgimento delle traiettorie sviluppate dall’evoluzione, tendenza al ritorno indietro verso la morte, mentre tutto sta salendo verso la vita.

Si spiega pertanto il tipo di vita intermittente che l’essere possiede. Senza la caduta, la vita anche se imperfetta dovrebbe essere continua, evolvente per continuità e non attraverso il contrasto tra i due poli opposti, vita e morte. Così si spiega lo stroncarsi e quindi il periodico arrestarsi della morte, fenomeno di sviluppo della vita, ma questa nello stesso tempo mai si esaurisce, riprendendo a svilupparsi.

 

Vince sempre la vita

 

Tale fenomeno non si può attribuire a stanchezza della vita. Questa rappresenta un principio cosmico, qualità fondamentale dell’essere, e tale principio non può stancarsi. Tanto è vero che esso sempre e inesauribilmente tutto ricostruisce e la vita rinasce invincibile dalle ceneri della morte. Così si spiega anche come la morte, nonostante i suoi continui assalti, mai definitivamente vince e sempre resta vinta dalla vita.

Ad ogni esistenza lo spirito, secondo il grado d’evoluzione raggiunto, si costruisce un edificio adatto e con la rinascita di portarlo ad un più alto grado di sviluppo. Ad ogni morte l’edificio viene demolito e la costruzione organica disfatta, fino allo stato di materia inorganica; ad ogni nuova vita l’edificio viene ricostruito fino ad uno stato d’unità organica un poco più complessa e perfetta della precedente.

La vita rappresenta l’impulso del Sistema che ripiega sull’Antisistema per farlo risuscitare. La morte rappresenta l’Antisistema che resiste nel suo stato di distruzione. L’essere preso in mezzo a questo contrasto, non può esistere che trascinato ora dall’uno all’altro impulso, cioè sempre morendo e sempre rinascendo.

Il fenomeno della reincarnazione non è statico, ma in continua trasformazione, nel senso che esso si fa sempre più vita e sempre meno morte. L’evoluzione ha la funzione di logorare l’Antisistema e di ricostruire il Sistema. La reincarnazione è fenomeno transitorio, che tende con l’evoluzione al proprio annullamento, in quanto più si sale e più la morte deve venire riassorbita nella vita, come lo è l’Antisistema nel Sistema. Quando a forza di salire, la morte completamente scomparirà col rientrare dell’essere nel Sistema dove tutto è vita, allora cesserà anche il fenomeno della reincarnazione. Essendo stato ricostruito l’edificio distrutto, si chiude il ciclo delle reincarnazioni, perché esso non ha più alcuna funzione da compiere, né ragione di esistere. La grande avventura della caduta è compiuta e tutto rientra nello stato originario di perfezione del Sistema.

Pietro Ubaldi

 

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