LA CHIESA NON SA RISPONDERE AI MOLTI INTERROGATIVI DI OGGI

“ Concilio Vaticano II non ha toccato che questioni di superficie. Anch’esso è d’accordo col mondo sul fatto che i problemi sostanziali della fede è meglio non toccarli. Evitando a sé il pericolo d’ingolfarsi in problemi da cui non sa uscire, la Chiesa aiuta i fedeli a disinteressarsi dei temi sostanziali della fede”.

 

Sta per uscire ora a S. Paulo (Brasile) uno degli ultimi dei 24 volumi di una mia opera, in cui è enunciata, sviluppata e razionalmente dimostrata una teoria sulla genesi e il funzionamento organico del nostro universo fisico-dinamico-psichico, partendo dalla prima creazione di Dio, da cui ha avuto origine l’esistenza delle creature, fino al loro ritorno a Dio, dopo aver percorso il ciclo involutivo-evolutivo e caduta redenzione.

Il quadro presentato concorda con la logica, con le rivelazioni e dottrine religiose, con i fatti accessibili all’uomo, con cui controllare la verità della teoria esposta. Per chi non premette conclusioni assiomatiche e sa pensare, essa apparirà, credo, convincente, avendo di recente trovato conferma nella visione dello scienziato antropologo Teilhard de Chardin, che anche lui ammette che l’evoluzione porti alla spiritualizzazione, vada cioè verso Dio.

Il volume sopradetto è intitolato: “ La discesa degli ideali”.  E’ un libro di conclusioni derivate dalle dimostrazioni di base presentate nei volumi precedenti, nei più svariati campi: scientifico, filosofico, religioso, teologico, mistico, etico, psicologico, biologico, sociale, storico, giuridico, economico, etc. Le premesse sono razionali positive; lo sono quindi anche le conclusioni che ne derivano. Tra tanti problemi è stato toccato anche quello religioso, di cui qui si espone l’aspetto più interessante: il Cristianesimo.

Esso è un ideale che scende in terra, quindi lo troviamo qui e non in cielo. Esso così viene osservato non quale dovrebbe essere, è in teoria e sarà nel futuro, ma quale esso oggi è nella realtà, sceverando psicanaliticamente la vera natura del biotipo umano che in terra lo rappresenta. Ne risulta un esame positivo, ma certo non edificante. Ciò può dare l’impressione che si tratti di una critica malevola e aggressiva. Ora questo è lo stato d’animo da cui ci sentiamo più lontani. E’ appunto per chiarire in tale senso questo punto, che qui entriamo in tale argomento.

Abbiamo voluto essere positivi perché questa è la forma mentale moderna, soprattutto quella a cui ci dirigiamo, di tipo laico, razionale, e non fideistica, tradizionale. Abbiamo così usato un linguaggio di chiarezza, spiegando tutto, per primi a noi stessi, perché tante cose avvengono e in quella data forma. Questo è il linguaggio meglio compreso e oggi più adatto. Oggi si è più rudi, ma più schietti che nel passato, perché la gravità del momento storico e il suo veloce precipitare non permettono che si possa perdere tempo a lubrificarsi con l’ipocrisia.

Nell’urgenza dell’ora le questioni religiose ancora presentate col linguaggio convenzionale e la forma mentale superata dai secoli dormienti, poggianti su punti dichiarati fissi che oggi non sono più fissi, vengono semplicemente accantonate fuori dalla vita. Solo così come qui diversamente presentato, l’ideale cristiano non può essere ignorato dalla scienza, dal positivismo ateo, dalla logica materialista, perché esso si rivela come fenomeno in evoluzione in cui si realizza la superiore biologia dello spirito. Così Cristo resta vivo nel mondo, in modo che non è più possibile ignorarlo. Così la religione ritorna in mezzo alla vita come fenomeno biologico, da cui non si può prescindere. Allora l’attuale sistema sommario di liquidarla senza conoscerla, non si giustifica più. Questa nostra visione positiva della religione ridotta a nuda realtà biologica potrà spiacere, ma forse il concepirla in tal modo può rappresentare l’unico mezzo per farla sopravvivere nel futuro.

Il nostro dunque è atteggiamento costruttivo. Se i difetti sono denunciati è per liberarsene, a fin di bene. In genere la critica è malevola, fatta da un gruppo per i propri interessi, contro quelli di un altro gruppo per demolirlo. Qui la critica non proviene da un gruppo, ma da un isolato che non ha interessi da difendere se non quello di vedersi chiaro per vivere secondo coscienza. Egli non ha potuto fare a meno di mettersi a pensare per soddisfare la sua necessità di capire che cosa oggi sta succedendo in profondità al di là di tante dispute di superficie, che avvolgono la religione, tutt’altro che religiose. Egli ha la sensazione di essere come un novello Diogene che va pel mondo con la lanterna, tra i Cristiani, cercando chi segue Cristo.

 

IL GREGGE E’ DIVERSO

 

I superficiali si offenderanno di questo linguaggio che disturba gli accomodamenti, ma i più maturi sentiranno dietro la critica l’ansia di una rivalorizzazione del Cristianesimo in un momento di crisi in cui è necessario ma difficile correre, perché si è gravati da tante ormai insopportabili superstrutture medioevali. Oggi il gregge è diverso. Il mondo si è messo a pensare e vuole capire. La fede non serve per questo, anzi la si usa per proibirlo come se ciò fosse una colpa. Allora si fa di tutto un fascio: fede, religione, misteri, perché in questo momento l’incomprensibile non serve alla vita che ha di fronte altri problemi urgenti da risolvere, e che si sta abituando a risolvere.

Il Concilio Vaticano II non ha toccato che questioni di superficie. Anch’esso è d’accordo col mondo nel fatto che i problemi sostanziali della fede è meglio non toccarli. Così la stessa Chiesa per evitare per sé il pericolo di ingolfarsi in questioni spinose di cui non possiede l’uscita, aiuta i fedeli a disinteressarsi dei problemi di base. Ma che può essa fare se, di fronte alle domande più semplici, non sa dirci nulla di positivo, o riceve o deve attendere risposta dalla scienza materialista fino a ieri da lei condannata? Il mondo vede che invece questa cammina e i suoi misteri li va risolvendo. Chi mai oggi parla di problemi di fede con lo stesso interesse con cui si parla di problemi di scienza? La gente vede questa posizione di inferiorità della religione, tanto più difficile da superare in quanto nel passato la Chiesa si è arrischiata in definitive affermazioni, che è impegnata a mantenere anche se oggi che si pensa, esse non sono razionalmente accettabili.

Come si vede, in questa rivalorizzazione della religione, bisogna lottare contro ostacoli profondi. Un altro di essi è dato dal fatto che le masse, assecondate dalla Chiesa, si sono adattate ad una religione di comodità e non sono disposte a rinunciarvi. L’autorità si è abituata a comandare e i fedeli a ridurre al minimo il lavoro spirituale, evitando la fatica di pensare.

Così ciascuno soddisfa il suo desiderio ed è tutt’altro che disposto a cambiare e a fare sacrifici per prendere la religione sul serio. Per la salvezza, che è ciò che più preme, non basta soprattutto praticare, eseguendo delle esercitazioni esteriori? Ora una religione interiore, con un Dio veramente presente sempre, implicando a fatti una continua condotta corrispondente, è un peso che non si accetta più, col tempo è diventato addirittura un modo di concepire la vita che non si capisce più. Di fronte ad una tale religione di sostanza la massa dei cristiani si è accomodata in un materialismo religioso che in pratica vale quanto essere atei. La religione oggi è diventata politica, azione sociale, problema finanziario, autorità, potere; la spiritualità è la cosa di cui meno si parla.

Tutto ciò può dare un’illusione di forza, perché oggi la parte terrena è in auge. Ma la chiesa trionfa come potenza politica e temporalistica, cioè al polo opposto del potere spirituale di Cristo, proprio dalla parte del mondo, quella che Egli più condannò. Allora questo trionfo non potrà invece costituire il maggior pericolo, in quanto è in realtà lo stato di maggior debolezza? Pochi anni fa guai a chi avesse previsto la fine del fascismo. Qui non difendiamo nessun partito, solo constatiamo dei fatti. Allora tutti o quasi in Italia erano fascisti convinti e osannanti. Alla caduta, in poche ore, scomparvero tutti. Guai a chi oggi facesse una simile profezia per la Chiesa.

Tanti oggi in Italia sono cattolici convinti e osannanti. Dato che gli uomini sono gli stessi, se avvenisse una caduta (col comunismo è possibile) si può pensare che in poche ore quei cattolici scomparirebbero tutti. Dio non voglia che ciò avvenga. Ma in profondità ruggiscono compresse e sono pronte ad esplodere forze terribili. Chi non le sente col suo orecchio, legga le profezie, compresa quella di Fatima.

Parliamo di questo volume: “La discesa degli ideali”, perché ci offre l’opportunità di fare alcune considerazioni. Esso non ha nessuna pretesa di interferire su eventi di tali dimensioni. Tali salvataggi stanno solo nelle mani di Dio. Per questo non ci atteggiamo affatto a salvatori. Un individuo solo non può nulla di fronte alla vastità di tali fenomeni. Non ci atteggiamo a inviati di Dio per grandi missioni. Lasciamo con tutto il rispetto a chi ha il potere le sue responsabilità dinanzi a Dio e dinanzi agli uomini. Del resto l’individuo, solo se si riunisce in masse, può venir preso in considerazione.

Stia dunque tranquillo il lettore. Qui non parla un riformatore, un rivoluzionario, un soggetto ribelle all’ordine. Esso si inchina dinanzi all’autorità, a cui tanto tiene chi la possiede e non pretende di mutare nulla, tanto ciò che si deve mutare si muta lo stesso da sé, e non vi è potere che possa impedirlo. Però egli non può fare a meno di usare gli occhi per guardare e la mente per pensare. Fatta la sua parte, che è di rispettare, egli sta ad osservare come l’autorità fa la sua, che è di riuscire a cavarsela, il che è più difficile. Per chi prevede, l’avvertire può in alcuni momenti rappresentare un dovere, ma ciò può apparire orgoglio e insubordinazione. Il suddito obbediente deve approvare sempre. Se avverte, mostra di dissentire, ciò lo fa sospetto.

Ciò perché i tradizionali rapporti tra autorità e sudditi sono purtroppo di inimicizia; l’autorità per difendere se stessa bada a sottomettere, il suddito per difendere se stesso bada a ribellarsi. Così convivono. L’autorità comanda perché ha la forza, i dipendenti obbediscono, ma aspettano il primo momento di debolezza per saltarle addosso e finirla. Non vi è quindi nulla da fare. L’individuo isolato, anche perché se vede si sente in dovere di aiutare, deve lasciare i potenti al loro destino. Del resto, è così che Dio permette che avvenga; sarà così secondo giustizia deve avvenire. Sarebbe assurdo, con un gratuito salvataggio, sfuggire alle conseguenze delle proprie azioni.

 

LA SALVEZZA E’ PERSONALE

 

 

Nel nostro caso non si tratta dunque di un salvatore del mondo, ma solo di un piccolo salvatore di sé stesso in un tragico momento storico, si tratta di un povero uomo che cerca di seguire prima di tutto Cristo e si limita a raccontare le sue esperienze, tenendosi i risultati per sé, senza pretesa di salvare nessuno. La salvezza è personale, non la si può ottenere gratuitamente dagli altri, ma bisogna guadagnarsela da sé col proprio sforzo. Si tratta di un individuo che ha compreso a che serva la vita, quali sono le sue leggi, qual è la strada da seguire e la segue a suo vantaggio, ma con tutto il rispetto per quelli che non sanno tutto ciò e non lo vogliono sapere, anzi sono armatissimi nel difendere questa loro ignoranza e volontà di rovinarsi. Del resto non sarebbe giusto ricevere gratis la conoscenza senza acquistarsela con la dura esperienza propria, solo leggendo il resoconto delle esperienze altrui.

Si tratta dunque di un solitario, non per mancanza d’amore per il prossimo, ma perché costretto a rinchiudersi in sé stesso per legittima difesa della propria spiritualità. Oggi si parla molto di dialogo e si aprono le porte per una maggiore comprensione. Ma non è un aprirle, è solo un socchiuderle per poter iniziare da dentro un assaggio di ciò che sta fuori. E’ uno scrutare prudente, non è un aperto contatto. E questo è il gran passo in avanti. Ma fino ad ieri le porte erano chiuse. Nessun dialogo. Da una parte si badava a comandare, dall’altra non si poteva che credere ed obbedire. Ora una cosa avvenuta nel passato resta e nemmeno Dio può far sì che essa non sia avvenuta. Certe impressioni giovanili di soffocamento del primo spontaneo slancio spirituale non si cancellano più.

Ora quel giovane è vecchio e se ne va felice da tale mondo dopo aver navigato per tutti i mari della vita e del sapere, avendo tratto ad ogni passo conferme spirituali e culturali di non aver sbagliato. Oggi è stato scoperto il gesuita scienziato Teilhard de Chardin, lo schema fondamentale esposto nei libri di ambedue gli scrittori è lo stesso, libri scritti contemporaneamente, senza conoscersi. Eppure i primi due volumi della suddetta opera, i più ispirati, la prima esplosione di un’anima verso Dio, furono condannati, posti all’ Indice. Secondo l’ingiunzione del Santo Ufficio un fedele cristiano avrebbe dovuto fermarne la stampa e soprattutto il loro sviluppo e conferma in nuovi scritti. Ciò significava costrizione di pensiero, soffocamento di personalità, paralisi dell’attività spirituale di un’anima; significava il congelamento del suo sviluppo attraverso la ricerca, necessaria per arrivare alla soluzione di problemi per lui urgenti, perché la Chiesa non li risolve. Si trattava insomma di tagliarsi la testa per non pensare, di accettare il suicidio dello spirito, imposto in nome di Dio, acciocché i dormienti non fossero disturbati.

Oggi l’Indice è soppresso. L’errore di quell’uomo era stato solo di aver precorso i tempi, perché oggi le teorie condannate sono diventate vere e il Tribunale condannante non c’è più. Non si può negare però che esso fosse utilissimo come gratuito quanto potente, quindi ambito mezzo di propaganda editoriale, al quale anche l’opera deve il suo lancio  all’estero, dove così si è definitivamente sviluppata. Così il mondo aveva, sul piano utilitario, elegantemente risolto il problema dell’ Indice. Anch’esso, nel nostro caso, ha avuto nelle mani di Dio la sua benefica funzione.

Poi la condanna ha avuto ancora un altro salutare effetto. Ha costretto l’autore ad approfondire il suo pensiero, ad intensificare i suoi controlli per assicurarsi di stare nel vero, a potenziare la sua spiritualità per superare gli ostacoli e resistere agli attacchi. Insomma la condanna ha funzionato come resistenza da vincere per avvicinarsi ancora più a Cristo, anche per le vie della ragione e della scienza, il che oggi s’incomincia a considerare lecito. Ma una volta non si godeva della libertà odierna. Allora senza spiegazioni veniva dall’autorità la proibizione di pensare e di capire e, in un individuo di coscienza e per natura uomo d’ordine, poteva sorgere il dubbio di aver errato e di doversi pentire di aver voluto pensare e capire, così impegnandosi a non più pensare per non più peccare.

 

VIVERE NELLO SPIRITO

 

Oggi si può vedere quale danno spirituale sarebbe venuto a costui se avesse obbedito, e quale vantaggio gli è invece venuto per l’aver disobbedito. Oggi egli si trova con un gran lavoro compiuto che altrimenti non sarebbe stato prodotto, si trova con una solida religione razionalmente dimostrabile per chiunque sappia pensare, si trova con la mente sazia, con la coscienza tranquilla, con la gioiosa consapevolezza del consenso del Cristo.

Del resto oggi è come se non avesse disobbedito, perché vediamo che col tempo l’errore può diventare verità e quello che era colpa non lo è più. Ma l’autorità non può preoccuparsi del singolo condannato. Essa deve pensare a difendere se stessa. Questo è il primo fine della sua condanna. Legittima difesa la sua, perché si sente attaccata. Ma legittima difesa anche del condannato all’inerzia spirituale; con ciò minacciato nell’esercizio delle più alte funzioni della sua personalità. Diritto da ambo i lati, perché tutti devono vivere, ma diritto soprattutto di chi vuole vivere nello spirito.

E’ avvenuto così che il condannato non solo ha imparato a risolvere da sé i suoi problemi spirituali senza doverli affidare ad altri, naturalmente per primo intenti a risolvere i loro problemi terreni ma si è messo ad osservare per capire chi erano gli uomini dell’autorità giudicante, che cosa facevano e perché, per conoscere quale era il vero volto di questi che si dichiaravano ministri di Dio. La ricerca poi si è ampliata, sviluppata in funzione del fenomeno della discesa degli ideali in terra nelle religioni. Che cosa significa tutto ciò biologicamente, di fronte alla vita e alla sua evoluzione? Problemi strani. Il mondo pensa a ben altro. Ma abbiamo detto tutto ciò per spiegare come sono nate le pagine di questo libro che trattano della psicanalisi delle religioni.

Oggi questo volume non trova l’Indice pronto per condannarle. La Chiesa ha detto di avere aperte le porte alla comprensione, ammettendo una possibilità di dialogo. Ma ormai quell’uomo ha vissuto, si è formata la sua fede in Cristo, per gli altri egli l’ha dimostrata e stampata in diecimila pagine, perché l’ha stampata nella sua anima, e il passato, abbiamo detto, nemmeno Dio può far sì che sia stato diverso da quello che fu.

Le porte di una vita alla fine si chiudono e il colloquio non può più spostare nulla di quello che fu detto e fatto, ormai restato chiuso dentro quella vita. Poi, sinceramente, un dialogo si fa tra uguali, che per questo si possono avvicinare, ma non tra due termini di dimensioni così diverse, posti in posizioni così lontane, cioè un individuo e un potere.

Questo si occupa della massa perché essa ha un peso, l’individuo non ha peso. Così ognuno si tiene il suo: l’autorità la sua potenza, l’individuo la sua fede. E ognuno difende il suo. Ormai per troppi secoli quell’autorità ha costretto i suoi dipendenti ad abituarsi alla obbedienza passiva, invece che alla collaborazione e in questo senso li ha educati. Prima che essi possono venire educati in senso opposto ci vorranno altri secoli e intanto non c’è più la fiducia necessaria per un dialogo e non la si può costruire in un giorno.

Detto volume non è quindi un dialogo. Esso non chiede nulla ai sapienti e potenti, nemmeno che vengano a conoscerlo. Come abbiamo detto questo scritto è fatto dei pensieri che un solitario scambia con la propria coscienza. E’ un ultimo sguardo al mondo, di uno che, dopo avervi tanto camminato e averlo ben guardato, non potendo salvarlo, lo lascia senza rimpianti al suo destino. Non si tratta d’accuse, ma del discorso un po’ triste che un nostalgico della piena realizzazione del Cristo fa con sé stesso, per salvare la sua spiritualità e non affogare nella cristianità ufficialmente praticante e praticamente miscredente. Si tratta di un povero uomo che, stanco dell’inutile ragionare con gli uomini, cerca di parlare da sé con Dio, senza interpreti, senza canali burocratici, come si fa quando si muore. Egli pensa al povero Cristo incompreso e dilacerato, che egli ama e che sente che presto incontrerà nell’altra vita. Qui la differenza di dimensioni, pur così immensa e le posizioni così infinitamente diverse, non allontanano ma avvicinano, perché c’è l’Amore, quello che non c’è nel nostro mondo. Allora il dialogo è possibile e si espande senza ostacoli, facile e spontaneo.

Pietro Ubaldi

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