LA MEDIANITA’ ISPIRATIVA ATTIVA COSCIENTE

Estratto dalla Rivista “ ALI DEL PENSIERO” Milano – Fascicolo di Aprile 1934.

Il rapido progresso verificatosi nei nostri tempi in ogni campo dello scibile, ha portato quella scienza così ignominiosamente materialista al suo primo sorgere, a forza di progredire per necessaria evoluzione, fin nel campo dello spirito, che non osa più negare ma che guarda con dubbio e con stupore, come chi si affaccia di colpo di fronte ad un panorama nuovo, luminoso, immenso. Il momento, nella storia delle ascensioni umane, è meraviglioso. E non perdiamo il tempo a ripetere i tanti deplorati mali e difetti in ciò che esiste oggi, ma diamo subito e con forza una mano alla costruzione nuova. Nella quale si prospettano conquiste, fusioni e ascensioni senza precedenti: una scienza cioè che a forza di raffinarsi vedrà e dimostrerà lo spirito, in altre parole una vita nuova, senza morti, eterna, dimostrata, non più solamente creduta; una fede senza veli, senza nemici, perché fusa con la ragione e con la scienza, nella stessa visione.

Sullo sfondo grandioso di questo movimento avanza la metapsichica, la scienza dello spirito, la zona più alta di tutto questo organismo di conoscenza in marcia, quella zona in cui il materialismo della scienza si rarefa fino al punto di divenire spirito, fede, etica, religione.

Assistiamo ora a questo fenomeno: che come il progresso spiritualizza tutto, anche la scienza, esso spiritualizza anche la medianità.

E i fenomeni medianici si scaglionano in vari gradini, secondo il loro livello. In basso la medianità materiale, l’unica vista e visibile per la primitiva scienza materialista, la medianità fisica, baruntica, il facchinaggio della medianità, poiché s’incarica specialmente del trasporto di mobili e d’altri oggetti materiali. Fenomeno interessante senza dubbio, sopratutto per colpire i sensi e portare la convinzione di qualcosa di misterioso oltre il visibile, nelle anime grossolane.

Ma oramai il mondo assiste da tempo a fenomeni che si ripetono senza saperci fornire dati decisivi che ci portino oltre un dato campo e livello. E si è cercato e si è riusciti a capire qualche cosa di più: la medianità intellettuale. E’ di questa che voglio oggi interessarmi.

Fenomeno vecchio quanto  l‘uomo, solo oggi esso comincia ad essere osservato con criteri scientifici, obiettivi e ad esser compreso. Tralascerò tutte le gradazioni intermedie, tra l’estremo fisico e questo estremo psichico del fenomeno medianico, essendo queste cose già note e descritte. Desidero invece soffermarmi sul fenomeno medianico psichico, osservando la sua evoluzione fino ad i suoi più alti livelli.

Poiché, anche nel suo ambito più particolare di fenomeno intellettuale, la medianità ha le sue gradazioni. Vi è una prima zona appena emersa dal livello di medianità materiale ed è la medianità intellettuale incosciente. Qui il medium è uno strumento del tutto incosciente, guidato in stato di transe dalle forze coscienti dell’al di là. Le manifestazioni sono di carattere concettuale ma esse sono distinte dalla coscienza del medium, la qual è esclusa, allontanata, nel momento della ricezione. Il medium come coscienza è assente.

Questo è il primo, il più basso tipo della medianità intellettuale. Il medium nulla sa, nulla deve sapere; è quindi spesso ignorante e tale deve essere. Ormai è abituale questa presunzione d’incoscienza del medium, tanto che è richiesto quasi quale elemento fondamentale probatorio; il quale raggiunge, secondo l’opinione comune, il massimo d’evidenza nel caso di contrasto assoluto tra le capacità culturali del medium e il prodotto intellettuale del fenomeno. Quando questo contrasto manca, il fenomeno incomincia a ritenersi sospetto.

Eccomi all’argomento centrale di quest’articolo e in altre parole di fronte ad un più alto tipo di medianità intellettuale in cui il fenomeno incoscienza scompare. Me ne occupo perché è meno noto, meno studiato, meno creduto, ritenuto sospetto e sopratutto perché è il più alto tipo e il più importante, dinamico e produttivo fenomeno medianico.

Non posso in un articolo breve come questo indugiarmi in analisi. Debbo limitarmi a porre i problemi e ad esporre conclusioni. E domando: perché, se il fenomeno medianico è inteso come l’estrinsecazione di forze di un mondo supersensorio, forze che si presentano cori le caratteristiche di razionalità e coscienza proprie della personalità umana, perché deve esser condizione imprescindibile della loro manifestazione sensoriale a noi l’incoscienza del strumento? Perché l’abilità di un artista si deve misurare dalla sua capacità di sapersi esprimere con i mezzi peggiori, di saper dipingere con una scopa invece che con un pennello, suonare con un ceppo invece che con un violino? Poiché questa coscienza trasmittente è spesso un vero ed alto artista che crea nel campo intellettuale o morale. E perché quest’abilità di servirsi del mezzo più inerte, più incosciente, è considerata come avente tanto valore probatorio? Mentre potrebbe essere appunto il contrario; poiché, non è forse più logico che in fenomeni in cui l’affinità ha una parte preponderante, lo strumento medianico: debba essere tanto più alto e più colto e più cosciente, quanto più  alto e potente è il lavoro affidatogli? E perché in questo caso imporre simili mezzi probatori? E questo dichiarare sospetto il fenomeno appena vi appare compartecipante la coscienza del medium, non è un apriorismo della scienza, il quale non dimostra se non la sua incapacità e quindi incompetenza a giudicare di simili fenomeni? I quali la supererebbero allora di tanto, che la comune psicologia obiettiva, scientifica, sarebbe impotente, per qualche suo intimo vizio d’origine e funzionamento, a giungere sin là; per giungere alla conclusione, non onorevole per la scienza, che i suoi metodi non arrivano a comprendere tutto e che alcuni fenomeni le sfuggono completamente.

Si badi che questa conclusione, di fronte al semplicismo che nega tutto ciò che non si sa spiegare, o lo risolve con l’ipotesi della malafede o anche del subcosciente, specie quando si sa che nulla è impossibile, questa nostra conclusione è per lo meno più profonda di tutte le altre. E non si potrà negare che, se oculatezza è sommamente necessaria, in alcuni casi quella concezione  “può” essere vera.

Questo  “può” deve metterci molto in guardia di fronte a certi fenomeni così delicati, cui la nostra brutale mentalità analitica che tutto vuole toccare, smontare e quindi spesso anche, uccidere, può rappresentare una minaccia. Perché il fenomeno ha le sue difese e si ritira di fronte alla minaccia contro la sua vitalità, e la scienza non raggiunge l’osservazione ma la distruzione. E non è logico che di fronte a fenomeni più complessi e più sottili nella loro essenza, siano  necessari dei mezzi probatori e d’osservazione diversi dai comuni e che quelli che valgono per la medianità intellettuale inferiore non valgono più assolutamente per quella superiora?

Che cosa può avvenire in questo caso? E’ la psicologia della collettività degli osservatori, che  “impone” le sue prove, seguendo le esigenze proprie, non quella del fenomeno. Allora l’incoscienza del medium, la sua incompetenza culturale, la sua ignoranza è  “imposta” come prova. Se non vi è differenza di personalità tra Entità e  medium, il fenomeno è dubbio e sospetto. Questa imposizione della prova inconfutabile dell’incoscienza può rappresentare un peso enorme gettato sulle spalle del medium, già tanto gravato da un lavoro che tiene impegnate tutte le forze della vita, dall’obbligo, unico tra tutti i lavori, della gratuicità della prestazione; peso tanto più sensibile per un medium intellettuale che è un sensitivo che è ferito da ogni mancanza di simpatia, stato vibratorio che spesso sembra indispensabile alla sintonizzazione del suo essere, necessario per il verificarsi del fenomeno. Senza volerlo, dunque, l’osservazione distruggerebbe o per lo meno si allontanerebbe, con i suoi preconcetti, con l’atteggiamento stesso che assume, da tutto il fenomeno.

E’ per lo meno molto probabile che questa psicologia di diffidenza chiuda e che chiuderà sempre le porte alla comprensione di questi fenomeni in cui amore e simpatia sono una condizione, sembra fondamentale, di sintonizzazione e comprensione. Il danno è per la scienza che ne resta esclusa, mentre il fenomeno continua a verificarsi per altre vie e a raggiungere indipendentemente da lei le sue mete.

Ricordiamo che si tratta di fenomeni psichici e che la mente dell’osservatore che non allontana con le sue emanazioni l’oggetto dal microscopio ne influenza un fenomeno fisico, può paralizzare invece il funzionamento di un fenomeno psichico.

Voglio notare un’altra qualità di questa medianità intellettuale cosciente; la sua qualità attiva. E’ inutile, vi sono dei casi in cui se vogliamo comprendere, e credo che ciò sia la cosa più importante, è necessario lasciare gli assolutori  aprioristici che un metodo dato impone. Vi sono stati senza dubbio dei casi nella storia, e li conosciamo, in cui la medianità ha assunto l’elevatissima funzione di missione. In questi casi il medium non solo era in comunicazione cosciente col pensiero dell’invisibile, ma doveva eseguire, agire, creare. Ed è assurdo che nel grande organismo dell’universo i fenomeni avvengano solo a servizio della curiosità della scienza; ma è almeno logico che in dati momenti storici, di fronte ad eventi gravissimi, le correnti di forze coscienti esistenti senza dubbio nell’infinito oltre la possibilità d’investigazione umana, vengano ad innestarsi, rispondendo a qualche profondo equilibrio di vita, con le forze coscienti umane.

Ho così voluto descrivere sommariamente un raro ma massimo fenomeno medianico, raro ma possibile, di fronte al quale la scienza, per non essere mal giudicata in avvenire, dovrebbe mantenersi per lo meno in rispettoso riserbo o, volendo avvicinarsi, saperlo fare con la raffinatezza che impone la sottile struttura del fenomeno. E’ questa la medianità ispirativa, attiva e cosciente.

Osserviamola ancora, senza nulla affermare, se non la logica possibilità del fenomeno, se non lo speciale metodo di trattamento che la sua natura impone; indicando detto fenomeno solo quale ipotesi, se vogliamo, anche di puro lavoro, per gli scettici, restati al livello della medianità fisica.

Non è assurdo che un progressivo l’affinamento della compagine umana, per continuazione psichica dello stesso fenomeno visto da Darwin solo nel campo organico, porti l’uomo per evoluzione ad una tale sensibilizzazione del suo sistema nervoso, cerebrale, psichico, che possa percepire direttamente, normalmente, senza transe, senza  eccezionali, perché non comuni, stati medianici, quel mondo oggi misterioso, considerato oggi supernormale, che chiamasi l’al di là. Non è assurdo scientificamente che alcuni tipi in anticipo nell’evoluzione possano essere, per naturale evoluzione possono essere, per naturale evoluzione giunti, sia pur in pochi, ad uno stato, per essi normale, e supernormale solo per la media, di medianità ispirativa attiva e cosciente. Per affinità essi sentono il pensiero degli altri supersensibili; essi pensano per sintonizzazione d’onde psichiche, percepiscono correnti d’idee, le registrano  in piena coscienza con questo loro senso nuovo per gli altri, concepiscono non più per analisi ma per sintesi, non più per osservazione ma per intuizione. E chi sono essi se non i geni, i Santi, tutti gli intuitivi, i sensitivi che avanzano per visione diretta di quello a cui gli altri son ciechi per nascita, per razza? E a quegli esseri oggi la scienza impone la prova dell’incoscienza? Ma essi fondono ispirazioni ed azione, essi son nati per dar luce e per scuotere il mondo e non perché una scienza lenta e pedestre abbia sotto occhio dei fenomeni da studiare. Immaginate voi un Francesco da Assisi nella apoteosi della sua gloria alla Verna, una Giovanna d’Arco nel suo martirio e Dante o Wagner e una folla di Grandi, sottoposti al microscopio scientifico, per essere scrutati nell’intimo meccanismo del fenomeno motore del loro eroismo e della loro ispirazione? No! vi sono cose più alte e più grandi della scienza, di fronte a cui questa resta piccola e confusa.

Non dobbiamo dire piuttosto che la scienza vive sotto il terrore del trucco e che di fronte a certi fenomeni manca di quel senso di intuizione, di fede che solo può permetterci di avvicinare ad essi? E non dobbiamo temere che questo suo atteggiamento sia una spinta negativa che nel suo sviluppo lo freni invece che aiutarla? Quando uno di questi medium dice:  “Io vi porto del bene”, la risposta che cerca la malafede non è che la prova che l’uomo non ha il senso per comprendere ciò che è il bene. Si può dire: il bene non è scientifico. Io credo che invece vi sarebbe gran bisogno che la scienza giungesse a comprendere certi concetti, ad ammetterne la possibilità d’esistenza anche nel suo mondo; poiché se essa non si dilaterà fino a questo punto, di fronte ad alcuni fenomeni resterà eternamente incompetente. E proporrei alla scienza lo studio dei rapporti tra il fatto dolore e il fatto sviluppo morale, fino al livello della medianità intellettuale e in fine l’assunzione del metodo di pensiero e d’indagine per intuizione, da sostituire al vecchio metodo induttivo e razionale. Poiché sono convinto che, possano o non rientrare quei concetti nell’ambito convenzionale della vecchia scienza, se la conoscenza umana vorrà ancora progredire, questi imponderabili devono essere gli ingredienti delle future combinazioni fenomeniche che il mondo scientifico dovrà affrontare. Il progredire del nostro io dovrà rendere ponderabile l’imponderabile fattore psichico e morale e in questo mondo degli imponderabili da trasformare in ponderabili è l’avvenire della conoscenza, e in questa trasformazione la fase dell’attuale progresso umano. Si ha il presentimento vago di forze potentissime che pur sfuggono ai sensi e all’osservazione e, tra queste, il pensiero, anche il pensiero senza corpo che pur esiste se si manifesta fino a noi, è tra le più potenti. Pensiero che ci spinge per mezzo soprattutto di questi medium coscienti che per esser tali sono il canale più rapido e più vasto di comunicazione e da cui può nascere e nascerà una tale produzione concettuale e scientifica che la scienza, che guarda, negando perché non sa vedere, dovrà restarne largamente illuminata. E sarà naturale. Poiché è cosa vecchia che ogni conoscenza e ogni metodo per raggiungerla, si superano e, nell’urgenza di avanzare verso più alti livelli, cadono man mano come morte foglie al vento.

Pietro Ubaldi

I commenti sono chiusi.