LA NUOVA MORALE UMANA

Nel passato le norme dell’etica hanno disciplinato la vita dell’uomo, frenando e indirizzando i suoi istinti animali affinché egli potesse acquistarne di più evoluti. Un tale freno, diretto al grande scopo di riformare l’uomo, venne tuttavia applicato nella forma mentale e secondo l’istinto dominante, vale a dire con uno spirito di aggressione e di difesa corrispondente alla legge del piano animale, il quale piano è quello di lotta per la selezione del più forte.

La conseguenza di ciò è stata che, in gran parte, l’esecuzione delle norme morali fu affidata al terrore delle sanzioni punitive, al calcolo del proprio danno e ciò ha immesso nel sano utilitarismo creatore, caratteristico alla vita, un elemento negativo tendente a smorzarlo e a dargli un aspetto di aggressivo e di distruzione.

La nuova morale deve essere concepita non contro, bensì in funzione della vita, deve essere concepita in modo tutto positivo e costruttivo, in nessun caso in modo negativo e distruttivo oppure aggressivo verso la vita, anche se ciò potesse essere per raggiungere il bene. Si tratta di una morale più evoluta, che non distrugge la morale precedente la quale è ancora attuale, la rispetta interamente e, precisamente per questo, per il fatto di essere più evoluta non può lasciare di perdere alcuni dei caratteri negativi, composti di lotta e di imposizione, necessari ai piani di vita inferiori; questo la nuova morale lo fa per acquistare altre caratteristiche positive fatte di amore e di comprensione che sono attuabili soltanto su un piano di vita più elevato.

Tutto ciò che si evolve, e fra le altre cose la morale, non potrebbe trattenersi dal farlo, per il motivo che tutto procede dall’Antisistema al Sistema; non potrebbe far si di non perdere sempre più caratteri del primo punto per sostituirli con quelli del secondo. Dunque la nuova morale, fatta per un essere più evoluto, finirà per perdere i deprimenti attributi antivitali di colpa, di peccato, di condanna, che comportano lo schiacciamento dell’essere ed il trionfo del male e che ancora adesso con la loro azione punitiva domano il più forte: dovrà acquistare, al posto della costruzione data dal timore del danno, la convinzione di procedere verso il proprio vantaggio. Ciò rappresenterà un raddrizzamento di posizioni secondo il quale si opererà non più per repulsione ma per attrazione, il primo motore della nostra azione non risiedendo più nella fuga dal male minacciato ma nella raggiunta coscienza dell’utilità di obbedire alle norme dell’etica.

A questa nuova morale non si potrà giungere se non quando l’evoluzione avrà sufficientemente maturato l’uomo e in tale nuovo modo di concepire la morale potrà essere usato senza danno; vale a dire quando l’uomo nella sua intelligenza e la sua sensibilità, sarà giunto a svilupparsi a tal punto che, per raggiungere gli scopi educativi che la morale si propone, potrà dispensarsi della sferza dei terrori infernali e potrà bastargli dl avere compreso che obbedire alla legge di Dio non è contrario bensì concorda perfettamente col suo istinto di ascesa.

Questo istinto è quello stesso della vita; vale a dire, è quello di raggiungere la maggiore utilità pratica, divenuta finalmente cosa giusta per il fatto che essa è un mezzo di ascesa e si avvicina sempre più alla realizzazione dei supremi obbiettivi dell’evoluzione.

Morale terroristica

La caratteristica della nuova morale, per il fatto stesso che essa è più evoluta, consiste dunque nell’appoggiarsi gradatamente sempre di più sulle forze positive e costruttive, sul fatto di funzionare per la convinzione che la disciplina conduca verso una vita migliore piuttosto che per la paura che la disobbedienza conduca ad una vita peggiore. Nel primo caso le norme vengono seguite per convenienza, per libera adesione e per amore, nel secondo le norme vengono seguite per forza, tallonate dal timore. La prima condizione ci conduce allo spontaneo, pacifico adempimento della norma; il secondo, al contrario, ci porta ad una obbedienza imposta contro la quale l’essere lotta cercando tutti i modi di sottrarsi, che accetta solo per forza perché non può ribellarsi.

Il fatto che oggi, nel nostro mondo, accanto ad ogni norma venga posta la rispettiva sanzione punitiva, dimostra che quest’ultima è la fase nella quale esso attualmente si trova posto. Se è vero che la morale coattiva terroristica è una necessità. dei tempi meno progrediti perché per indurre l’involuto all’obbedienza e al miglioramento non esiste altro mezzo, è anche vero che appena l’uomo si civilizza quel metodo diviene superfluo, e non solo superfluo ma controproducente. Controproducente perché è fatto di lotta e gravato di attrito; perché per quanto il suo scopo sia di fare salire la vita verso la spiritualità, pretende ucciderla nella sua animalità ed eccita le sue reazioni; perché in tal modo viene posto in azione lo spirito di aggressione che respinge l’essere verso il basso al quale appartiene invece di condurlo verso l’alto.

La nuova morale è esattamente quella del Vangelo e la sua novità consiste nel prendere questo sul serio ed a viverlo. Esso è estremamente positivo e ci chiama per le vie dell’amore. Esso costituisce la morale dell’avvenire, quella dell’evoluto. Esso corrisponderà alla morale dei tempi nuovi, più moderni, che lo comprenderanno e lo praticheranno. In una parola, la nuova morale, senza distruggere quella vecchia, porterà questa ad un livello più alto, più libero, più schietto, e verrà dimostrata la logica e l’utilità dell’obbe- dienza.

Non si porrà più in primo piano, come la cosa più importante, il lavoro di abbattere nell’uomo l’animale. Da solo questo lavoro non frutta se non un cadavere e, se al medesimo  tempo non ci saremo adoperati a risuscitare l’angiolo, ci rimarrà quello soltanto. L’obbiettivo dell’evoluzione è di salire, ciò che importa di più è di costruire il nuovo. Distruggere il vecchio non ha valore in se stesso, bensì soltanto in quanto ciò può servire a spostarci verso piani di vita più alti. L’unico obbiettivo è di salire e qualsiasi cosa si giustifica soltanto se conduce verso il compimento del supremo telefinalismo della vita, alla sua spiritualizzazione. Tutto ciò che è distruzione antivitale appartiene alle potenze negative del male, mentre tutto ciò che è costruzione vitale appartiene alle potenze positive del bene.

La nuova morale si distingue da quella vecchia per il fatto di avere superato la necessità di uso degli impulsi negativi, oppressivi, antivitali. Non v’è ragione perché il seguirla debba essere spiritualmente così faticoso e doloroso da spingerci a rifuggirne; e non v’è ragione perché il fatto di vivere animalescamente debba essere tanto gradevole. ed ambito. Basta evolversi un poco per rendersi conto che accade esattamente il contrario. Basta civilizzarsi un po’ per provare repulsione verso le soddisfazioni che rappresentano la gioia di chi vive sul piano animale.

Qui noi non condanniamo la morale della rivelazione di Mosè, alla quale le religioni assomigliano, ma comprendiamo che sarà inadeguato, allo spirito dei tempi nuovi, il sistema di coazione forzata del quale fu necessario servirsi per applicare la morale alle dure cervici ed agli istinti di rivolta e di aggressione dell’antico popolo giudaico, del feroce uomo medioevale nostro prossimo antenato. Non verranno trasformati i principi della vecchia etica bensì lo spirito col quale essa è stata intesa ed applicata fino ad oggi.

La vecchia concezione ci vorrebbe far credere che non è possibile raggiungere l’evoluzione se non attraverso il soffocamento della vita. Ma perché la virtù dovrebbe essere soltanto sofferenza dalla quale fuggire e non invece gioia? Per quale ragione la vita spirituale dovrebbe essere intesa soltanto come rinuncia e non come conquista, come distruzione e non come costruzione; per quale motivo dovrebbe essere soltanto morte e non risurrezione? Come pretendere che la vita trovi la propria soddisfazione nella morte e non si ribelli alla distruzione? Se non vogliamo che essa si ribelli, non dobbiamo presentarle la morte bensì una vita grande e migliore; allora tutti cercheranno la spiritualizzazione.

 

 

Azione negativa

 

La causa per la quale fino ad oggi le religioni hanno presentato la morale come una azione negativa applicata alla distruzione dell’animalità invece di presentarla come una azione positiva, costruttrice della spiritualità, si trova nello stato involuto dell’uomo. Il progresso ci deve allontanare dalla prima concezione e farci avvicinare alla seconda. Il progresso, su questo terreno, consiste nel comprendere che è logico e giusto che la vita resista e si ribelli agli assalti che vorrebbero menomarla.

La lotta comincia di qui. E ciò avviene tanto di più perché ci troviamo su un piano in cui la legge di vita è lotta per cui noi vediamo apparire questa legge anche sul terreno dell’etica. L’etica si muta in uno strumento di lotta per la difesa dei diritti acquistati dal vincitore con la forza; non è più etica di giustizia, etica imparziale, essa si leva in difesa di interessi di classe e provoca, come avvenne per esempio nella rivoluzione francese, la ribellione dei disederedati. Non è possibile frenare l’impulso della legge biologica la quale vuole che la vita, sempre ed in tutti gli esseri, lotti per sopravvivere. Là dove tutto si evolve, anche la morale non può fare di non evolversi. Questo significa divenire più luminosi di conoscimento e meno tenebrosi di ignoranza, più paradiso e meno inferno, più trionfo di vita che soffocamento, più amore che terrore, più intelligente e libera accettazione che coazione forzata.

Con l’ascesa, tutto tende a liberarsi dall’ignoranza, dall’imposizione schiavista, dal terrore della minaccia di un nemico sconosciuto. Tutto si fa più limpido, libero, convinto.

 

Ecco delineate le caratteristiche fondamentali della nuova morale. Una volta raggiunto il concetto del suo utilitarismo superiore, possiamo dire che è morale tutto ciò che ci conduce a raggiungerlo, che è immorale tutto ciò che ce ne allontana. Si tratta quindi di una morale pratica, ma non nel senso piccino, egoista, disgregatore che si dà al solito a questa parola, piuttosto nel senso elevatamente affermativo di logica veramente vantaggiosa che va verso la vita, opera di Dio, e non contro di essa. Possiamo quindi definire morale tutto ciò che è utile alla vita, sapendo che nessuna cosa è tanto vantaggiosa alla vita quanto la spiritualizzazione, perché essa la porta al suo fine supremo che è Dio.

Abbiamo trovato finalmente il principio fondamentale direttivo che ci permette di distinguere ciò che è morale da ciò che è immorale nel suo senso più vasto, tanto etico che non. Quindi non dobbiamo mai permettere che nasca un conflitto tra morale e vita. Nel piano biologico umano, là dove il conflitto di solito nasce, avviene che in pratica la vita, perché nessuno può domare quest’ultima e l’etica rimane sconfitta, relegata al ruolo di teoria non applicabile; vale a dire ridotta, nella sostanza, una specie di ipocrisia. Dato che l’evoluzione conduce verso l’armonizzazione nel piano della vita, là dove funziona la nuova morale ogni forma di lotta deve scomparire.

Quale sia la sostanza di questa nuova morale è stato dimostrato a sufficienza nei nostri libri. La nuova morale è una morale più evoluta, adatta a una umanità più civilizzata; è una morale che presume in gran parte già eseguito il basso lavoro di far superare all’uomo la sua animalità affinché possa dedicarsi sopratutto a costruire in sé l’angiolo. Col progresso dell’evoluzione si cominciano a raggiungere i piani superiori, là dove l’attività costruttrice comincia ad assumere forme differenti, atte a raggiungere obbiettivi differenti.

La morale acquista sempre più di sostanza e meno di forma, è sempre più sentita e sempre meno imposta, sempre più libera e spontanea e sempre meno costretta dalla forza delle penalità, sempre più basata sulla pacifica accettazione invece di essere ognora in lotta alla ricerca dei mezzi di evasione. Le sanzioni contro le violazioni consisteranno ormai soltanto nelle inevitabili conseguenze di ciò che ciascuno procurerà a sé stesso mediante la propria condotta. Su questo piano di vita l’essere conosce la Legge e sa che le conseguenze costituiscono la reazione fatale di quella stessa Legge, conforme alla giustizia di Dio; reazione logica e meritata che è inutile sfuggire e che è puerile ignoranza tentare di eludere come si usa fare sulla terra mediante le astuzie umane.

Dunque, nella forma, la nuova morale è molto più libera, mentre nella sostanza lo è molto meno. Le sue regole, l’obbedienza, col progredire dell’evoluzione che procede dall’esterno verso l’interno, vengono ad approfondirsi sempre di più. Con l’avanzare dell’evoluzione tutto si smaterializza; spiritualizzandosi, tutto si potenzia ed al tempo stesso guadagna in ampiezza di concetti. L’essere si libera dall’oppressione della macchina, regolata e minuziosa, necessaria ai piani inferiori dell’involuto. Ma subito dopo la legge si impossessa di nuovo di lui, e ciò diviene in una forma più alta; rendendo l’essere più libero e più responsabile di sé; questa cosa può avvenire solo perché egli si è fatto più cosciente.

La norma della nuova morale si può riassumere così: tutto può essere fatto purché sia fatto onestamente, cioè senza che ne venga danno o male a sé stessi o agli altri, vale a dire se non c’è discesa evolutiva. Quindi la scala che misura il valore delle nostre azioni coincide con la scala dell’evoluzione; in essa noi possiamo occupare tre possibili posizioni: 1) una posizione positiva, in ascesa, che conduce al nostro bene (il nostro utile) e che rappresenta la morale; 2) una posizione negativa, in discesa, che conduce al male, al nostro danno, e che rappresenta l’antimorale; 3) una posizione neutra, stazionaria, che non sale né scende, non conduce né al nostro vantaggio né al nostro danno; una zona di azione indifferente, senza valore, che non è morale né immorale, che di fronte all’evoluzione è senza importanza; una zona che contiene ciò che è morale. Rimanere fermi in essa significa  perdere tempo.

Ecco dunque che, senza codici, senza regolamenti, né giudizi né sanzioni umane, mediante un principio semplicissimo, noi ci possiamo auto-dirigere sapendo che è morale, che è virtuoso e doveroso compiere tutto ciò che conduce verso Dio e che è immorale, colpevole e proibito tutto ciò che ci allontana da Dio. Un principio che potrebbe, venire espresso sinteticamente con quello, unico, che un santo praticava, questo:  “Ama Dio poi fa quello che vuoi”.

 

Il nostro danno

 

Un principio simile è suscettibile di molte applicazioni e può venire espresso in molte forme diverse. Morali sono il nostro bene, la nostra utilità, ciò che va verso Dio. Immorali sono il nostro male, il nostro danno, ciò che ci allontana da Dio. Bene è evolversi, ascendendo verso il Sistema, male è involversi scendendo verso l’Antisistema. Da un lato abbiamo una serie di concetti positivi, dall’altro una di negativi. Ascesa, evoluzione, utile, bene, Sistema, Dio ecc., rappresentano la via della moralità. Dall’altro lato, discesa, involuzione, danno, male, Antisistema, Satana ecc., rappresentano il campo dell’antimorale. Al primo gruppo di concetti corrispondono quelli di vita: luce, coscienza, felicità ecc., al secondo corrispondono quelli di morte, tenebre,  ignoranza, dolore, ecc..

Con ciò il problema etico è risolto in una forma logica, semplice ed esauriente. L’istinto fondamentale della vita ed il suo sano utilitarismo, non rimangono negati né soffocati. Ne consegue che allorché l’essere si fa sufficientemente intelligente per giungere a comprendere che si tratta del suo stesso interesse, quel semplice fatto lo conduce all’adesione spontanea. Scompare automaticamente il regime terrorista delle sanzioni positive, con tutti i mali che sono loro connessi. Il mondo dell’etica si illumina di un’altra luce.

Volendo fare una sintesi, è morale tutto ciò che è elevato, immorale il suo contrario. Uno stesso pensiero, uno stesso gesto possono assumere significato e valore differente a seconda del piano di vita nel quale essi si svolgono o vengono giudicati. Di conseguenza, per un evoluto può essere immorale ciò che un involuto può considerare lecito; la moralità massima, per un involuto, è di comportarsi come un evoluto, vale a dire essere una bestia che si conduce come un angiolo; viceversa, l’immoralità massima per un evoluto, è quella di un angiolo che si comporta come una bestia. Salendo verso i piani di vita superiori tutto si nobilita e si purifica, spiritualizzandosi. I criteri coi quali giudichiamo si trasformano, le parole verità, bontà e giustizia assumono significati differenti. La stessa natura differente del biotipo trasforma tutto, adattando tutto al proprio livello e attuandolo secondo le proprie leggi.

Pietro Ubaldi

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