LE CONDIZIONI DELLA LIBERTA’ O NON RESPONSABILI MA DIPENDENTI, O LIBERI MA RESPONSABILI

Di fronte alle direttive morali della propria condotta si possono assumere due posizioni: o ci dichiariamo incompetenti ed affidiamo ad altri la amministrazione della nostra coscienza; ovvero sentiamo di averla e la amministriamo da soli, seguendo le nostre direttive.

Il primo sistema, quello della delega, ci esime dalla responsabilità che si getta su altre spalle, ma ci costringe alla dipendenza da una autorità che si assume l’incarico di dirigerci. Questo sistema ha funzionato bene nel passato quando l’uomo era meno sviluppato, un minorenne bisognoso di guida essendo incapace di auto dirigersi. Ha funzionato bene perché nel binomio: potere e suoi dipendenti, quel sistema conveniva ad ambo le parti. Conveniva perché in tal modo l’autorità, rendendosi indispensabile col compiere una funzione sociale, poteva comandare; e i sottoposti con l’obbedienza trovavano una guida che li liberava dalla fatica di pensare e dalla responsabilità di una scelta.

Il secondo sistema, quello della amministrazione in proprio, ci lascia liberi dalla dipendenza dall’autorità umana, non più chiamata a compiere una funzione che non serve più, perché l’individuo non è più minorenne e sa dirigersi da sé. Oggi si va verso questo altro metodo, ma non si capisce ancora che la prima parte (negativa) del binomio dei due termini di questa nuova posizione. Così si demolisce l’autorità e si esige libertà intesa come arbitrio, senza capacità di auto dirigersi con senso di responsabilità e disciplina.

Ma il mantenimento di un ordine è una necessità della vita. Esso si fa sempre più necessario quanto più si evolve, perché allora la vita si fa maggiormente complessa e appunto per questo esige una disciplina più compatta, perché allora il disordine si fa sempre più disastroso.

La via dunque è chiara. Se non si vuoI finire male, l’attuale conquista di libertà deve saper sostituire alla disciplina imposta dall’autorità quella imposta dalla propria coscienza. Se l’autorità come base dell’ordine è esistita nel passato, ciò significa che essa era necessaria e che continua, sia pure in forma diversa, ad essere necessaria anche oggi. Ecco allora che non vi è altra via che questa: cioè che all’ordine imposto dall’autorità, sia sostituito l’ordine imposto dalla coscienza.

Ecco che l’individuo non può diventare libero altro che diventando responsabile. L’antica spensieratezza del bambino, cullato dalla mamma e nutrito di belle favole, è finita. L’uomo oggi viene a trovarsi senza più sogni dinanzi alla dura realtà delle leggi della vita, e ancora non ha capito che esse funzionano in pieno con tremenda potenza anche nel campo morale, pronta a colpire l’individuo e i popoli quando in quel campo si commette un errore. Altro che libertà! Così è fatta la vita, e nessuno può mutarla. L’uomo sottoposto all’autorità poteva permettersi l’incoscienza dell’irresponsabile, ma non può permettersela l’individuo libero.

 

Comandamenti e sanzioni.

 

Quando l’uomo avrà distrutto ogni autorità terrena, resterà per tutti, anche se anarchici o atei, l’autorità delle leggi della vita, armate di sanzioni da cui non è possibile evadere. Vediamo qui solo alcuni dei comandamenti di tale autorità. Questa ci lascia liberi, non comanda: “fa questo, non fare quello”, ma solo ci fa subire a fatti le conseguenze buone o cattive del nostro operato.

1) Solo se agirai con rettitudine secondo i principi della Legge, di cui il primo è quello della giustizia, potrai avere un successo che non sia un debito da pagare;

2) Se darai per principio di giustizia, riceverai secondo giustizia quanto avrai meritato;

3) Sei libero di giudicarti come vuoi, ma il tuo giudizio non sposta nulla nel funzionamento della Legge a tuo riguardo. Osservala ti aiuterà a fare il tuo esame di coscienza. Dalle risposte della Legge, espresse dagli avvenimenti, potrai capire se hai giudicato bene o male;

4) Non credere che il tuo successo o posizione di favore siano una prova del tuo merito. Essi possono essere invece una prova da superare;

5) Se vuoi avanzare segui la Legge che ti aiuterà con la spinta della sua corrente. Ma essa ti lascerà solo con i tuoi mezzi se vorrai andare senza di lei, e ti ostacolerà se vorrai andare contro di lei.

Abbiamo detto che la vita è data da un funzionamento organico, è quindi disciplinata da una serie di leggi, e che il violarle porta a disastrose conseguenze. Da ciò la necessità di comandamenti. Essi sono tanti, molto di più di quelli sopra elencati e fatalmente ogni violazione deve esser pagata. Osserviamo come ciò avviene.

Quando si chiede libertà, si intende quella propria, anche se è a danno di quella altrui. Allora in realtà essa significa un volere espandere sé stesso invadendo il terreno degli altri, limitando a proprio vantaggio la libertà stessa. Ciò è inevitabile in un regime di convivenza sociale a contatto reciproco nello stesso spazio. Sicché il grido di libertà è in sostanza un grido di guerra per muovere all’assalto. Che cosa avviene allora?

Nasce la reazione di difesa da parte dell’assaltato. Ecco che i pacifisti, invocanti libertà, in realtà sono i primi seminatori di guerra. Allora, aggressori e aggrediti, tutti scendono in campo. Risultato: caos armato, convivenza faticosissima, pacifica vita sociale impossibile.

Allora si invoca l’ordine indispensabile e un potere centrale che lo ristabilisca e mantenga. Ecco che la libertà ottenuta in tale modo, violando i limiti imposti dalle leggi della vita, porta alla dittatura totalitaria. Ecco a che cosa serve una indisciplinata ricerca di libertà. Non è con l’abuso che essa si può ottenere, perché è logico che in tal modo si ottiene il contrario.

Quello che è sbagliato, per un individuo non isolato ma che vive nella società umana, è il concetto individualista della libertà intesa solo come espansione del proprio io. Quando la libertà non deve essere di uno solo, ma di tanti, allora l’unica libertà che si può ottenere è quella limitata da un regime di disciplina. E questo perché io posso godere della mia libertà solo in quanto quella disciplina obbliga gli altri a rispettarla; e gli altri possono godere della loro libertà solo in quanto quella disciplina obbliga me a rispettarla.

Sono le leggi della vita che stabiliscono tutto ciò e nessuno ha il potere di mutarle. Invece è proprio questo quello che spesso si pretende di poter fare. Il risultato allora è che non si ottiene quello che si vuole, e da ciò fallimenti e amarezze. Se l’uomo conoscesse dette leggi e sapesse quello che si può ottenere e quello che non si può, esso non correrebbe dietro a tanti miraggi irrealizzabili, quindi non resterebbe deluso per giungere alla solita conclusione che la vita è illusione. Ma l’uomo resta deluso quando cerca di raggiungere quello che è assurdo che si possa ottenere. La vita non è illusione quando si cerca ciò che è secondo le sue leggi e quindi non è assurdo che si possa ottenere. Cerchiamo allora solo ciò che secondo giustizia è logicamente possibile e non ciò che non si può realizzare. Ecco che ora possiamo aggiungere ai precedenti un nuovo comandamento che dice: “Non vi può essere libertà senza disciplina”.

Pietro Ubaldi

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