PER I CONSERVATORI

Gli adulti o anziani che hanno un passato sono attaccati al frutto delle loro oneste fatiche e per questo vorrebbero che esso durasse fissato per sempre in posizioni stabili. Avviene però che tutto invecchia e muore, contraddicendo questo pur sano impulso di conservazione. Nulla resiste in terra, ma tutto sempre muta. A costoro allora sembra, per questa mancanza di durata, quasi di venir derubati delle conquiste fatte. Questa caducità può dare un senso di inutilità del proprio sforzo. Perché allora lavorare tanto? A che serve? L’uomo ha anche il desiderio istintivo della durata della vita e per questo vuole la durata delle cose. Ma allora tutto è illusione e tradimento?

No! Non è possibile una così triste conclusione. Vi è un malinteso, perché non si è capito che cosa vuole fare la vita. Questa è onesta e benefica, ma si propone altri fini. Il suo scopo è fare avanzare, progredire per farci star sempre meglio. Non permette quindi che un riposo temporaneo, condizione necessaria per riprendere il cammino. Bisogna capire che la vita non è un fenomeno statico, ma un processo evolutivo, è quindi una corrente in cui tutto è in continuo movimento. Ora è naturale che, quando l’uomo vorrebbe fermarsi in mezzo a questa corrente, essa lo trascini via nel suo corso. Per esempio: fine delle monarchie ereditarie, mutamenti delle religioni, revisionismo delle ideologie, cambiamento di regimi sociali una volta totalitari, poi democratici, etc.

Ora bisogna capire anche un’ altra cosa importante: cioè che la vita non ci sottopone a questo gioco per nulla e molto meno per inganno o malvolenza. Se essa vi sollecita, ciò è per farci correre verso il nostro meglio, è perché vuole che evolviamo, il che significa salire in ogni campo. La vita è utilitaria in senso benefico. Allora, se essa ci toglie una cosa, ciò è per darcene un’altra più bella, per noi più vantaggiosa, quale è il migliorare le nostre condizioni portandoci ad un livello più alto. Altro che inganno e tradimento! La vita è un continuo progredire verso l’alto, il che ha un senso reale perché significa diminuzione di dolore e aumento di benessere. Non è dunque per niente che la vita ci spinge a camminare, perché ciò è per superare il vecchio e conquistare il nuovo.

Allora, se così stanno le cose, quale è la posizione che più ci conviene di prendere? Essa è quella di porsi nella corrente della legge e seguirla. Esser costretti a buttare via un vecchio vestito, non ci potrà dispiacere quando sappiamo che la legge vuole ciò perché ce ne facciamo uno nuovo più bello. Così ammiriamo le rovine di una storica città distrutta, ma non per questo vorremmo tornare a vivere nelle condizioni di allora. Lo stesso uomo spesso è costretto ad abbattere vecchie costruzioni che gli ingombrano il terreno su cui vuole costruire il nuovo.

Non rammarichiamoci dunque se il vecchio muore. Se esso non morisse e non ci rinnovassimo, diventeremmo vecchi e moriremmo con lui. Non resistiamo dunque a questo sano impulso di rinnovamento, voluto dalla vita. Essa non ci illude e non ci tradisce facendo cadere il passato, perché al contrario ci viene incontro carica di doni con cui largamente ci compensa della fatica che il rinnovamento ci impone. E bisogna meritarli, cioè esserne degni, perché la vita è giusta. Ma se ci metteremo nella sua corrente e la asseconderemo, la vita stessa ci aiuterà ad avanzare per il nostro vantaggio.

Allora chi ha capito la tecnica del fenomeno, invece di opporsi all’evoluzione aggrappandosi al passato, si porrà nella corrente di essa, così sempre più migliorando le proprie condizioni. Non allarmiamoci dunque per la caduta del passato, perché ciò non è morte, ma superamento.

 

LA CAUSA DEL DOLORE

 

Uno dei più assillanti problemi per l’umanità fu quello di difendersi dal dolore, male universale, pronto sempre ad apparire in ogni tempo e luogo. Il problema allora, per eliminarlo, è di conoscerne le cause e di sopprimerle. Ora, in vari studi su questo argomento, ho sostenuto che la causa del dolore è l’errore. Evitare quindi di commetterlo. L’errore è un disordine, un movimento in senso negativo, in seno al regime universale che è di ordine, cioè di movimenti in senso positivo.

Voglio qui solo riportare un argomento che mi conferma in questa tesi, che poteva anche non essere accettata. Esso ci viene dal mondo organico, in cui si verifica lo stesso fenomeno, parallelo a quello etico e spirituale di cui finora ci siamo prevalentemente occupati.

Abbiamo detto che il destino di un individuo, con le sue gioie e dolori, è il risultato delle sue azioni, cioè del lancio di traiettoria positive o negative, le quali non si fermano fino a che la loro spinta di origine non si è esaurita raggiungendo i suoi effetti. Ora la nostra personalità da cui dipendono tali fenomeni, è un organismo di forza di un dato tipo, come lo è il nostro organismo fisico. Questo parallelismo tra materia e spirito, questa corrispondenza tra due diversi piani di evoluzione, non è illogica, perché la legge-base di essi è unica e si passa dall’uno all’altro per evoluzione. Ecco che i due fenomeni sono comunicanti e possono essere retti dallo stesso principio, in questo caso quello per cui la causa del dolore è un errore.

Questo difatti è quello che costatiamo anche sul piano fisico e ciò ci conferma la verità di questa teoria, anche quando la applichiamo al livello morale. Se tocco il fuoco, se mi taglio la carne, etc., questa duole. Perché? Ciò significa che ho sbagliato e quel dolore mi avverte che ho fatto un errore, con ciò insegnandomi a non farlo più. Ciò è un atto benefico della vita che vuole la mia conservazione. Per questo proteggiamo il nostro corpo ed evitiamo l’errore di esporlo a qualsiasi offesa.

Ma anche quando l’organismo si ammala vi è un errore che ne è causa: eccessi, vizi, fumo, alcool, droga, vita disagiata, etc. Ma l’errore può essere insito nell’organismo per vulnerabilità ereditaria o acquisita, a dati assalti microbici, per predisposizione dovuta a debolezza organica. In un organismo perfetto non dovrebbero apparire malattie.

Ecco che anche in questo caso il dolore è l’effetto di un errore, perché è esso che genera il disordine (spinta negativa) in un regime che dovrebbe essere di ordine (positivo). E’ il disordine che fa il dolore, perché è una violazione dell’ordine che è benessere. Allora il mondo è pieno di dolore, non perché sia mal fatto, ma perché esso è pieno di errori. E’ logico che con la semina di tali cause non si possano ottenere effetti diversi. Si è fatto gran progresso nella eliminazione del dolore fisico, ma ben poco in quello in altri campi. Si seminano così di continuo destini disastrosi, a cui si rimane inesorabilmente legati fino al loro esaurimento. Ciò sia come individui, che come popoli. E ciò continuerà fino a che non si formerà una vera scienza della condotta umana, e con essa l’uomo imparerà a comportarsi diversamente.

 

LA SCENA DEL MONDO

 

Possiamo immaginarci il mondo come un teatro. Le masse stanno in platea in posti più o meno pregiati a godersi lo spettacolo. Sul palcoscenico stanno gli attori che rappresentano questo o quel personaggio e ciascuno crede di esserlo perché come tale parla, si comporta, è vestito, come tale è inquadrato nel suo ambiente scenico, è trattato dagli altri personaggi, è considerato dal pubblico degli spettatori. E l’attore è tanto più bravo quanto più si investe della sua parte e dà l’illusione di essere veramente il personaggio che egli rappresenta.

Il pubblico della platea dipende dagli attori, ma questi alla loro volta dipendono dall’autore del dramma, e sono legati a quello che costui ha voluto far rappresentare. Essi devono fare i movimenti, dire le parole, mostrar di provare le emozioni che lui ha voluto. Per rendere l’esempio più evidente supponiamo che si tratti di marionette direttamente manovrate con fili dal burattinaio che, invisibile, sta dietro la scena. Chi veramente dirige il teatro è l’autore o burattinaio. Gli attori dipendono da lui che stabilisce ciò che essi devono dire e fare, e il pubblico dipende dagli attori che provocano le emozioni che esso deve provare.

Questo è il teatro del mondo. L’opinione pubblica è manipolata dai personaggi in vista sul palcoscenico, che le comunicano ciò che essi vogliono e come vogliono; e il pubblico segue, si interessa, si commuove, si diverte, approva o condanna, reagisce a suo modo, ma restando in platea. Sul palco i personaggi, immedesimati nella loro parte, si illudono di essere quello che rappresentano, credono di disporre, decidere, pianificare, di raggiungere i loro fini, di fare la storia. Ma essi sono mossi dai fili del burattinaio che è l’unico che veramente sa quello che vuole e lo attua. Difatti i personaggi che non lo sanno finiscono con l’arrivare dove mai avrebbero pensato, e scrivono la storia in modo del tutto diverso da quello da loro voluto, cioè nel modo imposto dal burattinaio e non da loro.

Ecco che il vero padrone della situazione è costui. Egli conosce gli impulsi propri ai vari individui, che così sceglie adatti per il compito che a ciascuno affida. Lascia poi che essi seguano i loro miraggi: potere, ricchezza, godimenti, sogni di grandezza, grandi ideali, etc., ognuno a suo modo, perché così intanto essi compiono la funzione che il capo nascosto desidera, quella che porta alla realizzazione dei suoi fini secondo i suoi piani.

Quel capo nascosto è la Legge, che esprime il pensiero e la volontà di Dio. Questa è la tecnica del fenomeno, in grande per popoli e nazioni nei movimenti della storia, come in piccolo per i singoli nei movimenti del loro destino. Quindi se vorremo capire quello che, oltre le apparenze per uso della platea, veramente avviene nella realtà, dovremo penetrare il pensiero di quella Legge, che è quella che tutto dirige. Da qui la grande importanza del conoscere la tecnica funzionale di quella Legge. Solo così potremo capire la storia e dove essa in un dato momento vuole portarci; potremo capire anche il significato di quello che ci succede e verso quali punti si muove il nostro destino. Vedremo allora che le cose stanno in un modo completamente diverso da quello che sembra. Se per sua fortuna l’uomo non fosse guidato da un nascosto pensiero che tutto dirige, egli lasciato a se stesso si sarebbe distrutto da un pezzo.

 

Pietro Ubaldi

 

 

 

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