I GIOVANI DI OGGI E IL PROBLEMA DELL’ AUTORITA’

Abbiamo già parlato in questa rivista della rivoluzione dei giovani. Abbiamo cercato di capire le ragioni che la giustificano. Osserviamo ora il rovescio della medaglia, cioè i suoi aspetti negativi e i pericoli che la minacciano. Abbiamo visto il lato positivo del fenomeno, quello in cui i giovani hanno ragione. Vediamo ora il lato opposto, quello in cui essi hanno torto.

Il passato, bene o male, era pur riuscito a stabilire una certa regola di vita, sufficiente riguardo ai tempi a risolvere il problema della convivenza. Anche se a base di prepotenza o ipocrisia, oggi messe a nudo dalla critica dei giovani, esisteva un ordine retto da un’autorità, anche se non sempre giusta e accettabile. Anche se si trattava d’abusi o di parole, tutto ciò compiva la sua funzione perché adatto all’uomo e proporzionato ai tempi.

Oggi, rivoltandosi contro il passato, i giovani credono di sopprimerne i difetti. Essi vogliono la libertà, pronti però ad intenderla come abuso e licenza, e così cadendo in condizioni peggiori delle precedenti. Il progresso si costruisce in forma d’ordine. Il disordine rappresenta invece una retrocessione involutiva. Ecco allora che in realtà i moderni giovani contestatori indietreggiano invece che avanzare. Eccoli infatti che, invece che farsi costruttori, danno esempio d’imputridire nell’ozio, nell’abuso del sesso, nella droga, etc.

Ciò si spiega ed è secondo le leggi della vita. Questa, per compiere il lavoro di distruzione utile per il rinnovamento, utilizza gli elementi peggiori, gli irrecuperabili, poi liquidandoli. Il loro sistema di vita difatti è del tipo adatto in modo che essi vengano soppressi rapidamente.

Vi è però una parte di giovani recuperabili e la vita, per salvarli, dà loro una salutare lezione, per appoggiarli poi ai sani, incaricati di realizzare la ricostruzione là dove oggi si sta distruggendo. Questa è la tecnica della vita per condurre a buon porto l’attuale rivoluzione, acciocché essa non si disgreghi al negativo, ma raggiunga i fini dell’evoluzione.

Osserviamo dunque quali sono le fasi del fenomeno dell’attuale rivoluzione, dal suo inizio alla sua conclusione. Esse sono:

1 ) maturazione mentale dell’ uomo, da bambino a adulto; 2) scoperta della natura mitologica di date verità proclamate nel passato; 3) demitizzazione e desacralizzazione di quella verità; 4) la disciplina morale che ne derivava, ridotta a livello zero; 5) stato di libertà e sfogo degli istinti inferiori; 6) retrocessione involutiva e, in proporzione ad essa, il relativo aumento dello stato di dolore; 7) esperienza delle tristi conseguenze dell’errore d’abuso di libertà e caduta nel disordine; 8) acquisizione della lezione ricevuta, correttiva dell’errore, imparata a proprie spese; 9) conquista di una coscienza e senso di responsabilità, proprie dell’uomo adulto.

Come si vede la strada è lunga ma, dato quello che è l’uomo e le leggi che lo dirigono, tutto ciò è fatale. Il risultato è quello che la vita vuole ed è buono come essa vuole cioè l’evoluzione. Può non piacere l’imposizione di una correzione all’errore. Ma questa è una tecnica di risanamento che raggiunge lo scopo utilizzando le spinte disponibili. Potrà ripugnare all’uomo tale operazione chirurgica, ma non si può negare che essa, anche se duole, risolve e salva. Essa costituisce il mezzo migliore, quale giusta conseguenza dei fatti, dato quello che l’uomo è e i movimenti che esso fa.

 

Tecnica perfetta

 

Su questo stato di cose la tecnica è perfetta perché raggiunge lo scopo. Essa sarebbe imperfetta se, con tutti gli errori anti-legge che l’uomo commette, non vi fosse il dolore che lo corregge, così, invece che abbandonarlo alla perdizione, rimettendolo sulla giusta via. Questa tecnica possiamo vederla funzionare. E’ sorprendente osservare come l’uomo ad ogni suo movimento antilegge, mentre aspira alla libertà, in realtà si scavi con le sue proprie mani la buca in cui cadrà, come poi, cadendovi, debba imparare e così salvarsi dal cadervi di nuovo.

Ora stiamo all’inizio del fenomeno del trapasso ad un più alto grado d’evoluzione. Il vecchio viene superato e sostituito dal nuovo. Bisogna però riconoscere che, sia pure in una forma che oggi deve esser superata, è un fatto che i vecchi principi, la funzione biologica dalla vita loro affidata, nel loro tempo l’hanno compiuta. Si tratta oggi di un processo rivoluzionario e bisogna intendere che esso è un fenomeno regolato da leggi precise. Nella fase iniziale sono chiamati i distruttori, attratti dai loro bassi istinti negativi. La vita, avendo bisogno di questo loro lavoro, li attrae ed essi accorrono per soddisfarsi. Così essi si scavano con le loro mani la buca in cui cadranno, perché la vita loro restituirà la stessa spinta di distruzione che li ha mossi. Diventati inutili, costoro saranno liquidati, per lasciare il posto ai costruttori, i veri eredi di tutte le rivoluzioni, dato che esse sono fatte per avanzare.

Come si vede si tratta di una tecnica fatta per questo scopo, per cui viene utilizzato ogni elemento disponibile secondo le sue qualità. Nella realizzazione delle rivoluzioni vi è un turno di chiamati, ciascuno per compiere la sua specifica funzione. Adesso stiamo nel periodo iniziale delle rivoluzioni, fatto d’abusi e inneggiante alla libertà. Poi verrà il periodo del pagamento degli errori e della dura fatica della ricostruzione dell’ordine più in alto. Oggi la facilità dell’impresa invita i giovani audaci all’avventura dello smantellamento. Ma la loro incoscienza giovanile impedisce loro di vedere in quale ferrea gabbia di leggi si muove la vita e quale sarà l’avvenire che essi si costruiscono con le loro mani. Quelle leggi dicono che ciò che si semina si raccoglie, e che il male lanciato contro gli altri ricade su chi lo lancia. Da ciò si può prevedere che cosa avverrà alla parte guasta dell’attuale generazione di giovani, quando questi saranno più avanti negli anni.

L’attuale errore di essi è di credere che, soppresso il vecchio ordine per averne scoperti i difetti, non sia più necessaria nessuna disciplina e che, una volta fattisi intelligenti in modo da non farsi più ingannare dalle favole, tutto sia lecito e lo si possa fare impunemente. I giovani non hanno capito che l’ordine non esiste perché imposto da un’autorità umana da cui è possibile liberarvi, ma che esso esiste perché è un principio fondamentale della vita, indispensabile al suo funzionamento, per questo da essa imposto a tutti, senza possibilità di fuga. Avviene allora che costoro che credono di ribellarsi ad un vincibile potere terreno, in realtà si ribellano al potere di leggi invincibili, da cui è impossibile liberarsi, disposte anzi a restituire l’assalto distruttivo agli assaltanti, distruggendoli.

I facili avventurieri della vita possono pur credere che, liberatisi dal vecchio tipo di disciplina, si possa senza danno violare ogni regola. Qui incomincia l’errore e l’esperienza correttiva di esso. Certo che le vecchie sanzioni, non reggendo più alla logica, cadono, ma non per questo si resta senza sanzioni. Qui sta l’ignoranza degli innovatori. Nessuno può far sì che 1’effetto non corrisponda alla sua causa. Così quella gioventù d’oggi che è corrotta non potrà produrre che una razza d’uomini perduti. L’uomo ha la libertà di sbagliare, ma non quella di non pagare le conseguenze. Che faranno quei giovani ribelli quando avranno livellato a zero tutto il passato? Essi si troveranno in un mondo distrutto, da ricostruire, senza una coscienza e il senso di responsabilità necessari per compiere tale lavoro. Allora la sostituzione del nuovo al vecchio con quale materiale potrà esser fatta? Con il vuoto non si riempie ma si aumenta il vuoto.

La vita è una cosa seria, non una facile avventura. Essa liquida chi si corrompe. Perché furono demolite, dato che non servivano più, le vecchie favole, la vita non smette di funzionare per questo. Essa oggi dice all’uomo: “Ora sei adulto? Sta bene. Lascerai le fantasie infantili e vedrai la dura realtà. Sei libero e vuoi abolire ogni disciplina? Fa pure. Invece di ricevere una sapienza già fatta e la sgridata paterna, dovrai imparare a risolvere da te i tuoi problemi, a tuo rischio e pericolo”.

Entrare in una nuova civiltà e fase d’evoluzione significa passare dallo stato infantile d’incoscienza, irresponsabilità, ubbidienza, alla posizione opposta che, essendo libera, fa credere di poter folleggiare, mentre essa è carica di nuovi doveri e di una possibilità d’errori prima sconosciuta. E possibilità d’errori significa pericoli maggiori e possibilità di maggiori dolori, perché gli errori si pagano. Oggi per la vita si tratta di evolvere ed evolvere significa entrare in una fase d’ordine più perfetto, e di più stretta disciplina.

 

II potere è un oggetto

 

La contestazione dei giovani assalta frontalmente il principio d’autorità. Essi tuttavia si trovano di fronte a due fatti che si verificano automaticamente, indipendenti dalla volontà umana. Essi sono: 1) per sua natura l’uomo dai suoi istinti è portato ad abusare della libertà, a rivoltarsi all’autorità e a finire nel caos; 2) un ordine è necessario per il regolare funzionamento della vita collettiva, e in un mondo di ribelli esso non può essere mantenuto che da sanzioni imposte da un’autorità.

I giovani non possono sopprimere tale contrasto, devono quindi risolverlo. La realtà è che il potere è un oggetto di conquista e ciò secondo le leggi biologiche vigenti. Di esso potere oggi i giovani trovano investiti gli individui o gruppi che nel passato lo seppero conquistare. Se oggi si parla dell’autorità non più come un diritto al comando, ma come una funzione sociale, come un servizio a favore della collettività, ciò è perché il concetto di conquista del potere è passato dal campo individualista, tipo monarchia o dittatura, al campo collettivista, di massa, proprio del sistema democratico. Ma il concetto di conquista è restato. E’ cambiato il detentore del potere, che non è più l’individuo ma la massa, ed è restato il principio del comando a proprio vantaggio. Ecco allora che il concetto di potere quale servizio invece che dominio, non è che una inversione del vecchio metodo dell’assoggettamento, ora non più del popolo al capo-padrone ma del capo-padrone al popolo.

Il principio biologico è sempre lo stesso: comanda il più forte che ha vinto, perché l’aver vinto quale più forte, conferisce il diritto di comandare. La differenza oggi è data dal fatto che il popolo è diventato il più forte e per questo s’impossessa dell’autorità. Da qui l’odierno assalto contro di essa, ridotta ad un servizio, ad una funzione sociale alle dipendenze dell’interesse collettivo, che si impone a quello individuale prima dominante. Le posizioni sono capovolte. Il servo di una volta comanda, il padrone di una volta deve servire.

Da ciò si può comprendere l’entità dell’attuale rivoluzione. Resta il principio biologico del commando – assoggettamento, ma ora a favore del popolo e ciò per la stessa ragione per cui prima il capo possedeva il dominio, cioè l’essere forti e il saper vincere. Vi è però la differenza che oggi non abbiamo più solo l’emersione individuale di un singolo, ma un sollevamento evolutivo di massa, resasi adulta, cosciente dei suoi diritti e forte per farli valere. Così si trasforma tutta la struttura sociale, retta non più dall’imposizione da parte di un capo, ma da una coscienza collettiva, base di funzionamento organico.

Avviene così che la vita, continuando ad usare il vecchio  metodo della lotta per la selezione, passa a stabilire con ordine più completo, non imposto a forza da un padrone ad un gregge incosciente, l’unica forma possibile nel passato, ma ordine risultante dalla collaborazione cosciente di tanti che concordemente esercitano un comando posseduto  da un’autorità collettiva.

 

Sloggiare i vecchi

 

Una volta il potere scendeva dall’alto, oggi sale dal basso. Ma il metodo di conquista è lo stesso, perché non sono mutate le leggi della vita. Difatti la conquista del potere risponde oggi allo stesso spirito assaltante usato nel passato. In sostanza si tratta sempre di arrampicarsi per salire: una volta individualmente facendo carriera ora con la contestazione i nuovi arrivati tentando di sloggiare i vecchi e piazzarsi nelle loro posizioni. Si tratta della stessa fame di potere e della stessa lotta per impossessarsene.

Però le masse non si rendono conto che questi principi della vita, che senza sapere esse applicano, esigono un valore, una superiorità che diano la forza per saper vincere e il merito per aver diritto al comando. I popoli retti col sistema democratico, sono capaci d’auto dirigersi? L’attuale maturazione evolutiva che li porta più vanti, non distrugge la legge biologica del merito, per cui ogni vantaggio va guadagnato e poi saputo conservare. Tale legge non vale solo per gli individui ma anche per i popoli. E’ così che il metodo democratico rappresenta per questi una palestra dove, sbagliando e pagando, essi imparano ad auto dirigersi in libertà, ma con senso di responsabilità.

Chi aspira al comando deve dar prova di saperselo conquistare. Se vincerà siederà sul trono del giudice, se perderà dovrà discolparsi come criminale. I vecchi detentori della autorità, questo lavoro di conquista devono averlo saputo fare. Ma questo movimento assaltante dal basso verso l’alto si ripete ad ondate da uno strato sociale all’altro. Il sistema è uguale per tutti, frutto dello stesso istinto di salire, vincendo i rivali. Le rivoluzioni si ripetono con la stessa tecnica che conclude con la sostituzione di nuove persone nelle vecchie posizioni.

Oggi i giovani contestatori negano qualunque autorità. E’ in crisi quella dello Stato come quella della Chiesa, quella pubblica come quella privata, quella delle leggi come quella familiare. Essi avanzano baldanzosi. Ciò è possibile perché la vita loro lo permette, perché ciò serve ai suoi fini. Ma essi ne sono solo uno strumento e nulla conquisteranno se non sia prima guadagnato con loro sforzo e meritato con loro valore. In qualunque caso chi è il vero padrone e l’inviolabile suprema autorità, è la vita con le sue leggi.

Pietro Ubaldi

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