CRISI DELLA CIVILTA’

“Ecco il campione e i risultati della civiltà della materia. L’evoluzione è stata tradita. Non si può per tale via salire. La storia è stata così legata per ora ad un destino d’involuzione, di rovesciamento. La nostra è l’ora negativa, del capovolgimento satanico di tutti i valori fino al crollo. La parola d’ordine è: “distruggere”.

Gli errori umani e i dolori che naturalmente ne seguono dipendono nella loro molteplicità da un unico errore fondamentale a cui essi si possono ricondurre, errore dato da un atteggiamento psicologico di rivolta alle leggi trascendenti che reggono il mondo, fino al punto di negarne l’esistenza.

S’instaura così in terra in ogni campo un regime di disordine e quindi di sofferenza, mentre la legge che domina la vita cosmica, è fatta assolutamente d’ordine e ad esso, che è base di felicità continuamente tende. Essa così restaura ad ogni passo le distruzioni operate dall’ignoranza dell’uomo a proprio danno, e cerca attraverso le sue reazioni che infliggono dolore, di fargli capire che solo nell’ordine può essere e sarà la sua felicità. Fargli capire, com’è necessario con un essere che deve restar libero e diventare cosciente e non manovrato come un automa.

L’errore e il dolore dipendono dalla libertà, gran dono da Dio concesso all’uomo, ma grave pericolo finché l’uomo, non sapendola usare, n’abuserà. Libertà che ci costa grandi dolori, ma senza cui non si esperimenta del proprio e non si conquista coscienza. Gran dono di Dio con cui Egli c’eleva al grado di suoi collaboratori nella divina ed eterna opera di creazione, c’eleva alla dignità di suoi ministri. Ma quanto dovrà soffrire l’uomo prima di riuscire a rendersene degno! E benedetto sia fratello dolore che per suo bene lo educa e lo costringe, per le vie della libertà e della coscienza, a seguire la via che lo conduce alla sua felicità.

Queste cose è inutile ripeterle oggi nel nostro mondo. La maggioranza che è involuta, non può capirle. Di prediche se ne sono fatte tante e oramai non ci si bada più. La parola resta a fratello e maestro dolore in modo che, frustando la carne troppo adorata, esso riesca a destare lo spirito e ad indurlo a riflettere e a comprendere. Questa è la dura realtà. Il folleggiarvi sopra con mille astuti espedienti in cerca d’evasione, non la sposta affatto, perché essa dipende dalle leggi della vita, e queste all’uomo non è dato di alterarle. Esse sanno il gran bene che si deve raggiungere e, quando l’uomo non vuole comprendere, certi disastri sono necessari.

 

UN DIVENIRE PSICOLOGICO RELATIVO

 

Abbiamo visto i vari aspetti umani di questo fondamentale errore fatto d’orgoglio e di ribellione e cioè: l° L’errore morale, di comprensione della legge divina, 2° L’errore scientifico specialmente nel campo medico, da cui dipende la nostra salute fisica, 3° L’errore politico sociale causa di guerre e di rivoluzioni. Vediamone ora un 4° aspetto: L’errore intellettuale, che disorienta tutto il pensiero moderno. Essi sono quattro forme di disordine e di violazione della legge da cui derivano varie carenze o privazioni di beni e cioè: l° miseria materiale, 2° aumento di malattie, 3° distruzionismo bellico e sovvertitore, 4° disorientamento spirituale fina alla pazzia.

Nel campo intellettuale l’errore moderno basato sull’orgoglio, prende la forma di razionalismo. Questa è la forma mentale del nostro secolo, che si è chiuso in essa senza saperne uscire. Forma che ha avuto la sua gran funzione, nella quale però le risorse spirituali dell’uomo non possono esaurirsi. La ragione rappresenta una fase relativa e transitoria della personalità umana, un  mezzo costruttivo della coscienza che però va abbandonato dopo raggiunto lo scopo.

Nella realtà abbiamo un divenire psicologico relativo e un continuo processo di superamento, divenire di cui il razionalismo non è che un particolare momento al quale si vuol dare un valore assoluto e definitivo. Il razionalismo è una forma di pensiero destinata ad esaurirsi con la sua funzione costruttrice, esso non ha valore che in rapporto a questa. Ora in nessuna cosa si vede tanto l’aspetto luciferino dello spirito d’orgoglio e ribellione, quanto in questo razionalismo che sostituisce l’io a Dio, e il volere umano alle leggi della vita. Si vorrebbe così dominare l’eternità riducendola nella forma del nostro presente, e l’assoluto chiudendolo e riducendolo nei termini del nostro relativo.

L’attuale non è un razionalismo sano, diretto alla comprensione della legge di Dio, armonico e saggio, ma un razionalismo ribelle che fa l’uomo centro e padrone di tutto, fa la vita fine a se stessa e non mezzo subordinato a mète superiori. La colpa non è voler pensare ché, se Dio ci ha dato una intelligenza, è appunto per adoperarla pensando. La colpa è nel pensare con esclusivismo egocentrico e ribelle, nel pensare autonomo che non si dirige alla conoscenza sempre più profonda delle leggi dell’essere, che esprimano il pensiero di Dio, per poi seguirle con saggezza; ma è nel volerle scoprire per impadronirsene e per piegarle al proprio dominio.

L’uomo è così trascinato dal suo istinto animale di lotta, che non si accorge nemmeno dello spaventoso errore che compie e delle terribili conseguenze di tale suo atteggiamento. La vita ne risulta capovolta e i risultati, essendo il movimento in direzione contraria a quella della legge, invece che in abbondanza si risolvono in carenza. Si crede così di costruire, invece si distrugge. Abbiamo visto le più colossali assurdità dovute al raziocinio. Il nastro momento storico si può definire, da queste che sono le sue radici intellettuali la fase luciferina della negazione, l’ora della disorganizzazione sociale e della liquidazione dei valori etici, l’ora dell’avventura e dell’incoscienza in cui si antepone l’oggi al domani. Un monda destinato a crollare sempre più nel disordine.

Il movimento è profondo, grave, ha il significato biologico di crisi della civiltà, di laboriosa conclusione di una fase evolutiva. Nel nostro nervoso dinamismo la vita sembra elevi la sua temperatura per poter affrontare uno sforzo disperato di superamento. Intanto ha l’ansia del malato che si dibatte nella febbre. Un altro errore è il credere che si tratti d’orientamenti particolari e questioni di dettaglio, che si possano risolvere con ritocchi al passato con i metodi e la psicologia del passato.

Si tratta invece di una crisi della vita umana, di fine del monda attuale e dell’inizio di uno nuovo, del capovolgimento del sistema attuale di un rinnovamento totale, dell’inizio di un nuovo ciclo biologico basato su principi del tutto diversi. L’attuale posizione della psicologia umana ha esaurita la sua funzione, non ha più domani, quale essa è non può più evolvere. Si sente questo vuoto e sfiducia e questa ricerca di un domani. Il razionalismo materialista ha soppresso gli ideali e senza di essi non vi è mèta, manca l’avvenire, si ferma l’evoluzione e, con l’evoluzione, la vita.

 

IL MATERIALISMO E’ LIQUIDATO.

 

L’ideale del ventre e del piacere non bastano per reggerla. Il “carpe diem” e la rinuncia al progredire, è l’incoscienza senza speranza. Si sente che oggi manca qualcosa, sia pure imponderabile: è l’atmosfera di cui lo spirito respira e senza cui soffoca. La filosofia materialista ha prosperato sul vasto terreno dei più bassi istinti facendo largo appello all’animalità dell’involuto, lo ha allettato, illudendolo di liberarlo dalla fatica di evolvere, di costruirsi cioè con la sua fatica un domani più elevato e felice, e promettendogli di dargli in compenso, e subito, un paradiso in terra con le conquiste sociali e con la tecnica scientifica. E tutto ciò si è risolto in rivoluzioni e guerre: non paradiso, ma odi e distruzioni infernali. Il materialismo giunto alle sue ultime conseguenze ha fallito, avendo mentito. E’ liquidato.

Bisogna cambiare rotta. Tale crisi non si risolve per le vecchie vie, distillando nuove complicazioni del razionalismo guidato dallo stesso spirito egocentrico. Non si tratta qui di nuovi sistemi razionali, ma del crollo di quel tipo di sistema. E’ proprio tutta l’orientamento dell’umana facoltà speculativa che è in crisi. I tentativi attuali non sono che gli ultimi sprazzi di una forma mentale che si estingue. E’ necessario ancora discendere in dolore e tenebre. La sapienza del ribelle non può finire che nella confusione babelica. Il collasso è inevitabile. In fondo vi è il caos, la pazzia, la disperazione.

Bisogna raccogliere e mangiare i frutti avvelenati dell’egoismo e dell’odio, seminati dall’orgoglio e spirito di rivolta, prima di poter risalire per le vie costruttive della fede e dell’amore. Bisogna slanciarsi in direzione opposta, dalla periferia al centro, dalla forma alla sostanza e ritornare a Dio. L’uomo ha già esperimentato nelle età preistoriche il sua giovanile ciclo intuitivo-istintivo. Lo ha superato nel ciclo a forma mentale razionalista, in cui ha conquistato l’uso cosciente del suo io. Deve ancora superare questo ciclo in uno nuovo, intuitivo cosciente, in cui lo spirito torni in contatto con la divina essenza delle cose, ma rendendosene analiticamente conto per mezzo dei poteri di razionalità conquistati.

E’ un andare a Dio non più solo attraverso la fede, ma anche attraverso la scienza. L’attuale antagonismo tra scienza e fede non è che la contrapposizione di un momento, la quale non esprime che l’attuale contrasto tra l’io e Dio. Che cosa grande diverrà la scienza quando così miserabile contrasto sarà superato ed essa, non più egocentrica e isolata nel suo razionalismo, verrà a contatto con Dio per mostrarci la Sua grandezza e il Suo amore, penetrando con lo studio dei fenomeni nella profondità del Suo pensiero direttivo! Quale quadro stupendo essa potrà allora mostrarci del funzionamento organico dell’universo e con quanto nostro vantaggio essa potrà allora precisare in quell’universo la nostra posizione, attiva e fini, etici, spirituali, sociali e biologici!

 

LE VIE DELLA RAGIONE ANALITICA

 

Le vie della ragione analitica e separatrice, nella loro obiettività sono poco adatte a portarci in alto fino a Dio, ma piuttosto a farci restare aderenti al concreto della forma e alla pratica utilitaria. Per avvicinarci alla concezione e sensazione di Dio sono adatte le vie dell’intuizione sintetica e unificatrice. Quando l’uomo avrà superato il processo razionale così relativo e mediato, e saprà seguire, con metodo scientifico e maggiore maturità spirituale, le vie dell’intuizione sintetiche ed immediate, quanto meglio potrà egli comprendere e sentire Dio onnipresente! Non si tratta di distruggere ma di completare e continuare l’evoluzione del razionalismo con i mezzi della fede, che diverrà così illuminata e cosciente, fusa con la ragione divenuta sua ancella, la ragione, laboriosa e preziosa conquista che non si può disperdere.

Concepire Dio con una nuova approssimazione di precisione e profondità, sentirlo presente non più vagamente e istintivamente come nella primordiale fase pre razionale ma, portando in sé tutto il potere della fase razionale, per averla attraversata. assimilata e superata, sentire Dio per intuizione di fede confermata e compresa per coscienza analitica e razionale, portare l’o scientifico moderno, senza menomarlo, con tutta la sua ragione intatta, a Dio: questa è la grand’avventura e conquista biologica dell’uomo di domani.

Che laboriosa epoca la nostra in cui, tra tanto disfacimento, tanti germi nuovi devono germogliare, quale profondo travaglio oggi nella vita umana, tra la morte e la risurrezione. Momento storico bifronte, ibrido, contrastante, fatto di distruzione e creazione. Le vecchie impalcature hanno perduta la grande forza dello spirito, non si sa se così senza anima crolleranno o se sapranno ritrovarne una nuova, non si sa se 1o spirito emigrerà da loro e in quale forma potrà risorgere. Che cosa mai di quest’oceano in ebollizione di tanti elementi vecchi e nuovi, di frutti in putrefazione e vergini germi, la vita vorrà fare, quale ordine nuovo da tutto ciò essa vorrà trarre, come dal caos primordiale trasse il nastro attuale, non sappiamo. Ma è certo che qualcosa d’apocalittico sta avvenendo. E mentre le masse folleggiano, i pochi che vedono trattengono tremanti il respiro, ansiosi dell’esito di quest’apocalittica avventura della vita da cui dipende la storia dei futuri millenni.

Certo è che lo spirito dovrà vincere, ma è certo anche che il peccato capitale del nostro secolo, fu grave. Esso fu l’orgoglio di Lucifero. L’uomo ha voluto disubbidire alla legge di Dio, mangiare di nuovo il frutto proibito, farsi cioè arbitro del bene e del male, farsi Dio e Legge. Ed ora è espulso e ricacciato ancor più lontano dal paradiso terrestre nell’inferno da lui voluto. Andare non secondo la legge dall’io a Dio, ma a ritroso da Dio verso l’io, è anche un grande errore biologico che si paga con la morte spirituale di quell’io che volle indiarsi. Ogni peccato si autopunisce, automaticamente ritorcendosi su chi lo compie.

Il Vangelo di Cristo non è una consolazione per i diseredati e un surrogato alle gioie della vita spostate nell’avvenire e nel cielo, ma esprime una realtà biologica in quanto indica le vie dell’evoluzione. L’amore fraterno non è poetico sogno, ma base delle future organizzazioni sociali. Di fronte al tipo biologico superiore tracciatoci come ideale umano dal Vangelo, il nostro tempo ha elevato a vessillo un tipo di superuomo che rappresenta la luciferina divinizzazione dell’io che si sostituisce alla sapienza e bontà di Dio. E’ la divinizzazione del bruto. Nietschze ha creduto di uccidere Dio e ha preparato lo sterminio della Germania. Tale moderna psicologia di dominio ha distrutto l’Europa e fa tramontare la sua civiltà.

 

FANGO E MISERIA

 

Se lo guardiamo da vicino, in sostanza questo superuomo non è che un ben povero e borghese mortale, avido di beni terreni, che si getta sull’altrui, cupido e famelico ma che, non sapendo saziarsene, non sa arrivare a quelli più nutrienti del cielo. Resta così a mezza via, impotente e insoddisfatto. E’ un povero uomo avido d’evasione, che la cerca alla rovescia non sospettando, perché non ne ha la forza morale, una possibilità di superamento. Fango e miseria. Egli odia la terra, verrebbe il cielo, ma non lo capisce e lo odia e resta in terra, odiandola. E’ assetato d’infinito, ma col suo sistema se ne è chiuse le porte e resta schiavo a ringhiare, impotente ad evadere. La tragica ironia di tale superuomo disprezzatore di Dio e d’ogni morale, postosi al di là del bene e del male, è che in realtà egli è un mutilato e che il suo ruggito leonino non è che il pianto di un disperato che invoca la vita. Egli è un debole e un vinto, che grida potenza e vittoria per illudersi di possederle.

Ecco il campione e i risultati della civiltà della materia. L’evoluzione è stata tradita. Non si può per tale via più salire. La storia è stata così legata per ora ad un destino d’involuzione, di rovesciamento. La nostra è l’ora negativa, del capovolgimento satanico di tutti i valori fino al crollo. La parola d’ordine è: distruggere. Tale è il frutto della teoria del superuomo, espressione del secolo. Il paradiso del benessere materiale invece di avvicinarsi, si è allontanato. Abbiamo usato della libertà per andare non secondo legge, ma contro legge. Questa è ora contro di noi.

Non c’è che pagare e ricominciare per la via opposta. Oggi la ragione ha di nuovo crocifisso Cristo. Ora la vita crocifigge la ragione per riportarci a Cristo. Non si è capito che crocifiggendo Cristo, non più nella carne ma nello spirito, abbiamo crocifisso la vita e con la vita noi stessi.

Non si è capito che, calpestando la legge e l’evoluzione abbiamo calpestato l’avvenire e la felicità nostri, che tradendo Dio abbiamo tradito il nostro bene. Questo è il tradimento di Giuda, ribelle all’amore divino ed esso ci perseguiterà nell’odio e nella violenza nostro attuale retaggio. Ci perseguiterà disgregando le nostre compagini sociali perché violammo la legge dell’amore fraterno, ci colpirà con la distruzione perché credemmo nella forza, con la miseria perché adorammo la ricchezza, con la servitù perché abusammo della libertà. Capovolgemmo la direzione della via aperta da Dio al naturale bisogno di sviluppo e espansione, con l’andare verso il fratello non con amore, ma contro, con odio.

Tutti si respingono, si aggrediscono, si sbranano. Gli uomini, divenuti demoni, si dibattono sempre più e, più offendono, e più incontrano offesa, più odiano e più si sentono odiati, più si agitano per liberarsi e più il cappio si stringe. Più male si diffonde, e più male s’incontra e si riceve. Si assalisce per disperata sete d’evasione e ogni assalto ricade su chi lo mosse. Il distruzionismo contro il prossimo diventa autonegazione e suicidio. Così ognuno finisce col ferire sé stesso, con l’avvelenarsi col suo veleno. Ad ogni nuovo slancio egoista egli si trova più prigioniero di sé stesso, più armato e feroce contro sé stesso. Così il circuito di forze tende sempre più a serrarsi, per risolversi nella catastrofe di chi si fece centro e padrone di tutto.

 

IL NUOVO VINCERA’ SUL VECCHIO

 

Non si ferma un proiettile lanciato. I movimenti storici una volta mossi, hanno una loro traiettoria e sviluppo fatali. L’uomo che ha creduto crocifiggere la Legge e rovesciare Dio, si è inchiodato da sé alla sua croce e ha rovesciato il suo io. Dello spirito non si può fare bottega. Gli uomini che credettero solo nella forza s’elimineranno tra loro con la forza, quelli che adorarono solo la ricchezza finiranno nella miseria, quelli che credettero nell’orgoglio saranno capovolti nell’umiltà. Solo dopo si potrà capire e risorgere, da essa purificati. Si potranno far tacere gli uomini che parlano così, ma non si possono distruggere le leggi della vita che funzionano così.

Potrà l’uomo vivere in disordine, alla ventura del  “carpe diem”, ma non la vita che sa quel che fa e si prepara sempre un domani. Chi capovolge è capovolto. Nelle misteriose profondità della vita vi è un indomabile volontà di raddrizzamento degli errori umani, a qualunque costo, per il nostro bene. E allora la nuova civiltà che ci attende non può essere che l’antitesi della attuale, un mondo nuovo. Non si tratta di ritocchi, di una presente civiltà corretta, ma di due cicli antagonisti anche se complementari. Già le due epoche si contrastano, la vecchia e la nuova, i loro rappresentanti si misurano e si battono, la fine e il principio lottano per la vita.

Naturalmente il nuovo, per legge d’evoluzione, per quanto meno armato ed esperto, finirà col vincere sul vecchio. La vita affida ad ogni secolo un compito speciale. Il nostro tempo adempie alla sua funzione di creare la macchina e la tecnica per raggiungere domani l’emancipazione dal lavoro materiale. Ciò perché il tempo avvenire possa adempiere ad una sua funzione diversa, che sarà quella di creare nello spirito con tutti i mezzi conquistati. E lo spirito è un campo sterminato verso cui l’evoluzione avanza e in cui è l’avvenire del mondo.

 

Pietro Ubaldi

 

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