MESSAGGIO DEL PERDONO

2 Agosto 1932,

giorno del “perdono della Porziuncola” di S. Francesco di Assisi

Figlio mio, la mia voce non disdegna le tue piccole cose di ogni giorno, per assurgere da esse alle grandi cose di tutti i tempi.

Ama il lavoro, anche il lavoro materiale. Di questa cosa alta e santa si è fatta oggi una febbre. Di che cosa non si è abusato tra voi? Che cosa l’uomo non ha falsato? In tutto voi eccedete. Voi ignorate il lavoro equilibrato che ha un alto contenuto morale, che mentre procura il necessario al corpo dà soddisfazioni allo spirito; voi avete tras-formato questo dono divino, per cui vi è dato di plasmare il mondo a vostra immagine, in un tormento insaziabile di possesso. Alla bellezza dell’atto creativo, in sé completo, avete sostituito una brama che non conosce pace. Quanta fatica per avvelenarvi la vita! Ama il lavoro ma con spirito nuovo, amalo non per sé, ma come atto di adorazione a Dio, come estrinsecazione della tua anima, non come febbre di ricchezza e di dominio. Non legare la tua anima ai risultati che appartengono alla materia e sono quindi caduchi, ma ama l’atto, solo l’atto del lavoro. Tua mercede non sia il possesso, il trionfo, quanto la soddisfazione intima di aver fatto, ogni giorno, il tuo dovere e di aver cooperato al funzionamento del grande organismo collettivo.

Questa è la sola mercede vera, indistruttibile, sicuramente tua; le altre tutte si logorano subito e si perdono. Se anche il risultato concreto ti venisse a mancare e la tua fatica non avesse compenso, questa mercede ti resterà sempre. Questa mercede è la pace del cuore, quella pace che il mondo che crede attenersi alle cose sicure perché concrete, ha perduto per sempre. Distaccati da tutto, anche dal frutto del tuo lavoro, se vuoi avere la pace. Occupati delle cose della Terra, ma solo in quel tanto che serve per imparare a staccartene. La costruzione deve essere nel tuo spirito, deve essere costruzione di qualità e di attitudini della personalità, non costruzione nella materia che è un turbine di sabbia che nessuna impronta sa conservare. Ciò che si vuole legare a sé eternamente deve essere legato dalle qualità e dal merito, deve essere legato dalla forza sottile della Legge, da voi mossa, non dalla vostra forza esteriore o dai vincoli delle vostre convenzioni sociali o dai legami della materia. Solo in questo senso si può realmente possedere: altrimenti non conquisterete che la tristezza dell’illusione e la coscienza dell’inutilità dello sforzo.

Un altro gran problema per voi è l’amore. Ascendete nell’amore, come dovete ascendere in tutte le cose se volete trovare gioie più profonde. Martellate la vostra anima nel diuturno intimo lavoro che porta alla conquista di amori sempre più vasti perché essi soli hanno la resistenza delle cose eterne. –

Tu sai che l’amore ascende dall’umano al divino; e in questa ascensione esso non si distrugge, ma si rafforza, si affina, si moltiplica. Seguimi e allora potrai cantare il canto dell’amore:

“I1 mio corpo ha fame ed io canto; il mio corpo soffre ed io canto; la mia vita è deserta ed io canto; per me non vi è carezza, ma a me vengono tutte le creature. Il mio fratello viene a me da nemico per nuocermi ed io gli apro le braccia per amarlo. Voi tutti benedico che mi portate dolore perché mi portate purificazione che mi apre la porta del cielo. Il mio dolore è canto che mi fa salire. Lode a Te, o Signore, per questa che è la più grande meraviglia della vita, che la povera intenzione di male del mio simile sia per me la tua benedizione”.

Questi miei insegnamenti non si dirigono tanto al vostro intelletto quanto alla vostra intuizione. Ciò che vi ho detto ha un senso più vasto: che la felicità degli altri è l’unica vera e sicura felicità per voi; significa estinzione degli egoismi in un amplesso universale di altruismo. Tutto ciò può essere facile a capire, ma è difficile a sentire. Io non cerco la vostra ragione che discute, ma cerco in voi quella visione interiore che opera, quella visione che sente per concezione immediata e vede con smagliante evidenza e si slancia diritta all’azione. Io chiedo a voi l’impeto che nasce da un calore di fede, non dalle tortuose vie del ragionamento. Io non voglio erudizione, disquisizioni e vittorie d’intelletto, ma voglio che vediate in un atto sintetico di fede, e che subito viviate la vostra visione, personifichiate voi l’idea veduta, splendiate voi stessi del suo splendore. Allora solo l’idea vivrà sulla Terra e, personificato in voi, esisterà un momento della concezione divina. Io non faccio appello al sapere o all’intelligenza che non sono patrimonio di tutti, ma vengo a voi per vie inusitate e in voi penetro con un raggio diretto che scende in profondità e dissipa le tenebre, che dardeggia e vi investe travolgente, per vie nuove, con forze nuove che solleveranno il mondo come in un turbine. Io parlerò, per essere compreso, anche il linguaggio freddo e tagliente della ragione e della scienza, ma parlerò sopratutto il linguaggio ardente ed immediato della fede. La mia parola avrà il tuono del comando e la dolcezza del bacio materno. Tutti gli estremi di sapienza e di semplicità, di forza e di bontà conterrà la mia voce per essere compresa da tutti. La mia parola sarà pianto accorato e sarà turbine di passione, sarà nostalgico lamento verso una più grande patria lontana e sarà impeto di azione per condurvici. La mia parola scorrerà, a volte come un ruscelletto mormorante tra il verde per portare a voi freschezza delle cose pure, a volte tuonerà con gli elementi furibondi nell’impeto della tempesta. Ad ogni anima voglio saper scendere, ed adattarmi, perché da ogni anima io sia compreso; per ogni anima io devo trovare una parola che la penetri nella sua profondità, la scuota, l’accenda, e la lanci verso l’alto là dove io sono, a me la conduca là dove io l’attendo. Anime, anime io chiedo. Per conquistar anime io venni dalle profondità dell’infinito dove non è né spazio né tempo, venni per tendervi l’amplesso, venni per dirvi ancora la parola della resurrezione, per elevarvi a me, per indicarvi una via più alta, piena di gioie più alte. Voi vi identificate con la vita del corpo e non potete allora sentire che una vita limitata come quella del corpo. Povera vita, breve nel tempo, incerta di tutto, circoscritta nella cerchia dei vostri poveri sensi. Povera vita chiusa in una bara, in un sepolcro di morte, quel vostro corpo a cui tanto tenete! La mia voce conterrà tutti gli estremi della vostra disparata psicologia. Ascoltatemi.

Io non vi insegno a godere delle cose della Terra perché esse sono illusione, ma vi indico le gioie del cielo, perché esse solo sono vere. La mia verità non è la facile verità del mondo; io non vi prometto gioie senza fatiche, ma la mia promessa non inganna. La mia via è la via del dolore, ma io vi dico che esso solo è la via della liberazione e della redenzione. La mia via è via di lotta ed è piena di spine, ma essa vi conduce a ri-sorgere in me che vi sazierò per sempre. Non vi dico: “Godete, godete!” come vi dice il mondo. Ma il mondo vi inganna ed io non vi inganno. La mia verità è aspra e nuda, ma è la verità. Io chiedo la vostra fatica, ma vi do la felicità; io vi dico: soffrite ma sarò accanto a voi nel momento del dolore, vi veglierò pietoso come una madre, misurerò tutto il vostro sforzo, proporzionerò le prove alla vostra capacità e infine farò quel che il mondo non fa: asciugherò le vostre lacrime. Il mondo sembra spander rose ma vi lascia le spine; io offro le spine ma vi aiuterò a coglier le rose. Seguite me che vi ho dato l’esempio. Sorgete, o uomini. Il momento è giunto. Io non vengo per portare la guerra ma per portare la pace. Io non vengo per portare il dissidio tra le vostre idee, tra le vostre fedi, ma per fecondarle tutte col mio spirito, per unificarle nella mia luce.

Io non vengo per distruggere; io vengo per edificare. Ciò che è inutile si disseccherà da sé senza che io abbia dato a voi esempio di aggressività. Sempre aggredire vorreste, anche nel nome di Dio. Con quanta avidità bramereste discussioni e lotte, la lotta contro i vostri fratelli, pronti a profanare così anche la mia pura parola di bontà. Ma io vi ripeto: “Amatevi l’un l’altro”. Non discutete, ma date esempio di virtù nel dolore, amate il vostro prossimo, sappiate accorrere pronti ovunque sia una pena da sollevare, una carezza da elargire. Le vostre sapienti disquisizioni hanno inasprito gli animi e non vi hanno fatto progredire di un passo verso il cielo. Io non vengo per aggredire ma per beneficare, non per dividere ma per unire, non per demolire ma per costruire. La mia parola cerca prima della sapienza, la bontà. La mia parola parla a tutti. La mia voce è vasta come l’universo, è solenne come l’Infinito e scenderà nei vostri cuori a volte dolce come una carezza o travolgente come un uragano.

Io vengo a voi dall’alto e tanto di lontano. Voi non potete vedere quale lungo cammino è per noi, fatti di puro concetto, superare la grande, l’immensa distanza spirituale che ci separa da voi immersi nel fango della Terra. Le vostre distanze psicologiche sono più grandi e più difficili a superare delle vostre distanze di spazio e di tempo. Per questo io arrivo talvolta stanco. La mia stanchezza non è stanchezza fisica ma è lo scoramento della vostra incomprensione. Eppure la mia parola ha il sapore dell’eternità e dell’infinito, ha un tono di vastità che non ha la voce umana e voi dovreste riconoscermi. Eppure io vengo pieno d’amore e di bontà e voi mi respingete. Io che vedo i confini della storia del vostro pianeta, io che con un lampo del mio sguardo vedo senza sforzo tutta la laboriosa ascensione di questa umanità di cui sono padre, io mi faccio piccolo oggi, mi limito e mi chiudo nell’attimo del vostro momento storico perché voi mi possiate comprendere. Se io vi parlassi con tutta la mia voce possente voi non mi potreste intendere. Il mio sguardo vede la Terra dai tempi in cui l’uomo ancora non v’era e la vede lontana, navigante morta nello spazio come una bara, una bara di tutte le vostre grandezze. Io vedo il vostro sole moribondo, poi morto, poi ripreso a nuova vita. Io vedo attorno a questo atomo, che è il vostro pianeta una polvere di astri turbinanti via via per l’infinito spazio, ed ognuno porta con sé un’umanità di esseri che lottano, soffrono, vincono e ascendono. Io tutto vedo e leggo nei vostri cuori e nei cuori di tutte gli esseri. Oltre il vostro universo fisico, io vedo un più grande universo morale, dove le anime, nella laboriosa ascensione, compiendo la loro diuturna fatica di purificazione verso l’alto, cantano il più grande inno alla Divinità. Al centro morale dell’universo v’è un grande splendore che tutti gli esseri attrae per una forza di gravitazione morale più potente di quella che tiene avvinte nello spazio le grandi masse planetarie e stellari. Io tutto vedo e nulla vi dico; perché non ne restiate accecati. Io tutto vedo. La mia mano possente stringe il destino dei mondi. Potrei mutare il corso degli astri, ma noi siamo legge, ordine e equilibrio e rifuggiamo dalle violazioni. Nel mio pugno stringo il destino dei popoli; eppure io vengo a voi facendomi umile per voi, per raccogliere tra voi il profumo che emana da qualche anima semplice; esso è l’unico mio conforto, quando io scendo laggiù sulla Terra in quegli strati profondi ed oscuri di materia densa, fatti di cose basse e ripugnanti. Quel profumo sembra perduto nella vostra atmosfera di emanazioni pestifere, come sopraffatto della marea salente del male; eppure quel profumo io lo distinguo, lo scelgo e lo raccolgo, come si raccoglie un’umile gioia preziosa; raccolgo l’esile fiore delicato e gentile, salito dal fango, e lo depongono nel mio cuore, perché ivi riposi.

E l’unica carezza che io trovi laggiù, l’unico canto puro e dolce in cui io possa sostare. Come il bambino riposa nel canto della madre, e sembra che nessun canto a quello possa somigliare, così io mi cullo con senso di infinta dolcezza in grembo a queste umili voci sperdute nel vostro mondo. Esse sono l’unica tregua al lavoro di illuminare e guidare voi uomini ribelli, voi che credete dominare e siete dominati, voi che credete di salire ed invece scendete. Eppure io potrei sbigottirvi con prodigi e spaventarvi con cataclismi. Vi convincerei allora? La mia mano è alzata anche su voi malvagi in atto di benedizione, non di vendetta. Ascoltate bene questa grande parola: Io voglio che l’equilibrio violato della malvagità si ristabilisca per le vie dell’amore, non per le vie della punizione. Capite la grande differenza?

Ecco le ragioni del mio intervento, della mia presenza tra voi. La Legge vuole l’equilibrio. È la Legge. Voi l’avete violata con le vostre colpe, oltraggiando in essa la Divinità. L’equilibrio “deve” ristabilirsi, la reazione “deve” aver luogo, l’effetto “deve” seguire la causa, da voi liberamente voluta.

Dio vi volle liberi, voi lo sapete. Ebbene, io vengo perché l’equilibrio si ristabilisca per le vie dell’amore, della comprensione; vengo per incitarvi, con parole di fuoco, a comprendere; per incitarvi a riprendere liberamente la via della redenzione; vengo perché finalmente voi facciate della vostra libertà un uso che vi elevi e vi salvi, non che vi abbassi e vi perda. Io vengo a rendervi cosciente di questa Legge che vi guida, e del modo con cui dovete ristabilire l’ordine violato, senza che questa violazione cada su di voi come una tremenda ondata di ritorno distruttrice della vostra civiltà. Io vengo per salvarvi, vengo per salvare ciò che di meglio voi possedete, ciò che faticosamente i secoli, al prezzo di tanti dolori e di tanto sangue, hanno accumulato.

Tra la necessità ferrea della Legge che inesorabile torna all’equilibrio, io interpongo il mio amore e la mia luce oggi, come già interposi il mio dolore e il mio martirio! Tremate, o uomini. Il momento è supremo. Non è se non per cose supreme che io scendo dall’alto tra voi. Ascoltatemi. Il mondo sarà diviso tra coloro che mi comprendono e mi seguono e coloro che non mi comprendono e non mi seguono. Guai a questi ultimi. I primi troveranno asilo sicuro nel mio cuore e saranno salvati; sugli altri la Legge, non più compensata dal mio amore, si scatenerà inesorabile ed essi saranno travolti da una bufera senza nome, in tenebre senza nome. Non vi illudete. Riconoscete la mia voce. Riconoscetela dal suo tuono immenso, dalla sua bontà illimitata. Ha parlato mai l’uomo così? Io vi parlo di cose semplici e di cose altissime, vi parlo di cose buone e di cose tremende. Io sono la sintesi di tutte le Verità. Non chiudete la barriera della vostra anima a me, ma ascoltate, ponderate, lasciate tutti che questo raggio di luce che viene da Dio scenda nella vostra coscienza e la illumini. Io vi scongiuro, facendomi umile per voi; umilmente vi supplico, per la vostra salvezza, ascoltate la mia voce. Che su voi scenda la pace. La pace! La pace che voi più non conoscete scenda su voi. Tra voi e la divina giustizia è la mia preghiera che dice: “Dio, perdona loro perché non sanno quel che si fanno”. “Poveri esseri sperduti nel buio delle loro passioni; poveri esseri che prendono per luce vera l’orpello abbagliante delle cose false della Terra”! Poveri esseri malvagi e perversi! Eppure voi siete i miei figli, per voi salirei di nuovo sulla croce, per salvarvi ancora. Poveri esseri che in un trionfo effimero di materia, che chiamate civiltà, avete completamente perduto l’unico riposo del cuore, la mia pace! Ascoltatemi. Io vi parlo con amore, con immenso amore. Io fui da voi insultato e crocifisso, eppure vi perdonai; vi perdono ancora e ancora vi amo. Io vi porto pace. Io torno a voi per dirvi di una scienza che la vostra scienza non conosce, per dirvi parola che nessun uomo sa dire, la parola che sazia per sempre. Ascoltatemi. La mia voce farà scendere nel vostro cuore un’ estasi che nessun trionfo sulla materia, nessuna vostra grandezza potrà mai darvi.

In un lampo di intuizione la mia luce spanderà su di voi una comprensione che i laboriosi procedimenti nella vostra ragione non raggiungeranno mai. La ragione discute e calcola, figlia dell’egoismo. Io sono un lampo che si accende in voi e di voi, in un attimo, può far degli eroi. Accettate, vi supplico, questo supremo dono, che io vi faccio, per cui di tanto lontano a voi io venni: accettate questo splendido dono della mia pace. È la beatitudine del cielo che io vi porto a piene mani, una beatitudine che nessuna cosa terrena potrà mai darvi. Riconoscetela, la mia pace, aprite per riceverla tutte le porte della vostra anima, saziatevene, inebriatevene. È un dono immenso che io vi porto dal grembo di Dio, è una grazia con cui il mio immenso Amore compensa la vostra ingratitudine. Io vengo a voi carico dei doni più belli, per espandere su di voi la felicità vera. Io vengo per temperare la Giustizia divina. Io ho fatto sì lungo e faticoso viaggio per giungere dal mio cielo radioso fin giù nelle vostre tenebre. Io son venuto spontaneamente, per l’amore che vi porto. Non rinnovate i tormenti del Getsemani, i tormenti dell’ incomprensione umana, i tormenti di un immenso amore respinto.

Chi son io? Mi domandate.

Io sono il tepore del sole mattutino che veglia allo sbocciare del fiore che nessuno vede; io sono l’equilibrio che nella vicenda degli elementi a tutti garantisce la vita. Io sono il pianto dell’anima infranta da cui sboccia la prima visione del divino: io sono l’equilibrio che, nella vicenda dei fatti morali, a tutti promette la salvezza; io sono il re del mondo fisico della vostra scienza; io sono il re del mondo morale che voi non vedete.

Sempre voi mi cercate, ovunque. Ma di fibrilla in fibrilla sui vostri tavoli anatomici, di molecola in molecola nei vostri laboratori, io vi sfuggo, sempre più nel profondo. Voi mi cercate dilaniando e disseccando la povera materia; ma io sono spirito, che animo tutte le cose, e non con gli occhi e gli strumenti dello spirito voi potete trovarmi. Io sono il sorriso del bambino e la carezza della madre; io sono il gemito del moribondo che invoca salvezza; io sono il tepore del primo sole di primavera che porta la vita, io sono l’uragano che porta la morte: io sono l’evanescente bellezza dell’attimo fuggente; io sono l’eterna armonia dell’Universo; io sono Amore; io sono Forza; io sono Concetto; io sono Spirito che tutto anima, sempre presente; io sono la Legge che con meraviglioso equilibrio regge l’organismo dell’universo; io sono l’irresistibile Forza che tutti gli esseri sospinge ad ascendere; io sono il canto immenso che la creazione canta al Creatore. Io sono tutto e comprendo tutto, anche il male perché lo stringo e lo circoscrivo ai fini del Bene. Il mio dito scrive nell’eternità e nell’infinito la storia di miriadi di mondi e di vite e traccia il cammino ascensionale degli esseri che tornano a me, che attraggo col mio Amore e che tutti assorbirò nella mia luce.

Tanti mondi ho visto prima del vostro, tanti ne vedrò poi. Le vostre grandi visioni apocalittiche sono per me piccole increspature nel tempo. Io verrò tra i fulmini della tempesta per piegare i superbi e sollevare gli umili. Io verrò nel trionfo della mia gloria e della mia potenza, vittorioso del male che sarà ricacciato nelle tenebre. Tremate, perché quando io non sarò più l’Amore che perdona e vi protegge, io sarò lo schianto del turbine, sarò lo scatenarsi degli elementi lasciati a sé stessi, sarò la Legge che, non più frenata dal mio volere esploderà tremenda su di voi portando rovina. Tutto è connesso nell’Universo. Cause fisiche ed effetti morali, cause morali ed effetti fisici. L’organismo dalle fitte maglie è tutto a voi d’intorno e voi ne siete circondati e presi in ogni vostro atto.

La mia destra possente stringe il destino dei mondi; eppure sa scendere fino al più umile fanciullo per tergerne con una carezza il pianto, e questa è la mia vera grandezza. O voi che mi ammirate tremando nel l’impeto del uragano, ammiratemi invece in questo potere che io ho di farmi umile per voi, in questa sapienza che io ho di saper scendere dal mio alto regno nella vostra tenebra: ammiratemi in questa forza immensa che io ho di costringere la mia potenza in una debolezza che mi rende simile a voi. Io non vi chiedo che comprendiate la mia potenza che mi pone lontano da voi, ma chiedo che comprendiate il mio amore che mi rende a voi simile e vicino. La potenza potrà sbigottirvi e spaventarvi, ma vi darà di me un’idea superata, l’idea d’un padrone vendicativo e dispotico. Io non voglio più la vostra ubbidienza hgghattraverso il vostro terrore. Deve ora spuntare una nuova aurora di coscienza e di amore. Voi dovete assurgere ad una legge più alta ed io torno oggi a dirvi la buona novella. Io non sono più il vostro padrone vendicativo e dispotico, com’era necessario presso popoli di altri tempi, ma sono il vostro amico e parlo con parole di bontà al vostro cuore e alla vostra ragione.

Non dovete più temere ma comprendere; la vostra ragione bambina si è aperta ed io vengo a gettarvi la mia luce, io sono sintesi di verità e da tutte le parti il vero sorgerà, da tutti gli angoli della Terra salirà nella luce del vostro intelletto. Io non porto lotta ma pace; io non porto divisioni di coscienze ma fusione di concetti e di animi. L’umanità terrestre sta per sentirsi una in una nuova coscienza spirituale. Non vi insultate ma comprendetevi l’un l’altro. Ognuno porti il suo granello alla grande fede e questa vi renda tutti fratelli. E la religione, mia rivelazione, e la scienza, vostra fatica, e tutte le vostre singole intuizioni, si stringano in una grande sintesi e questa sia sintesi di verità.

Poiché io sono la Via, la Verità, la Vita.

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