MESSAGGIO DELLA PACE

Scritto il Giovedi santo sera,  sul monte sopra S. Sepolcro, di fronte alla Verna

Pasqua 1943

L’ultimo mio messaggio, della Pasqua 1933, XIX centenario della morte di Cristo, diretto in due momenti ai Cristiani e agli uomini di buona volontà, fu l’ultima mia voce in quel ciclo di preparazione e di attesa. Molti avvenimenti ivi preannunciati si sono già maturati. Torno a voi in questa Pasqua 1943, dopo dieci anni, nella stretta terribile di un dolore che sembrava impossibile divenuto realtà, per portare conforto agli uomini e ai giusti, a coloro che credono, per dire in mezzo al frastuono della distruzione universale, l’equilibrata parola di pace. È questo dunque il messaggio della pace.

Abbiate fede e la fede vi farà superare tutte le prove. Dio le permette perchè voi impariate ad usare della vostra libertà e non per la vostra distruzione. Non vi smarrite nel caos. Esso è solo apparente. Voi non vedete e non sapete, immersi come siete nel dettaglio, nell’angoscia, nella fatica, il bene che è oltre l’apparenza del male. Eppure Dio, invisibile e onnipresente, è al vostro fianco, cammina con voi, accompagna i vostri passi e li guida, sempre vi provvede, oltre l’apparente disordine, con l’ordine immenso ed eterno delle sue leggi sapienti. La Sua mano si china sull’umile, sul debole e vinto per rialzarlo. Vi conforti questa affermazione di una legge divina di giustizia al di so-pra della legge umana della forza.

Vi lasciai ad un bivio e avete scelto, e il mondo ha la sua prova quale liberamente l’ha voluta. Da quando vi lasciai, il mondo ha divo-rato veloce il cammino della storia. Il più intenso cammino e la più proficua lezione sono nel dolore, scuola e sanzione di Dio. Riposerete. È necessario, perchè i risultati dello sforzo scendano in profondità e siano assimilati. Intanto non fermatevi nel dettaglio del momento o del caso particolare. Essi sono tutta la vita che è nelle grandi li-nee di sviluppo della Legge in cui si esprime il pensiero di Dio. Solo elevandovi troverete la verità universale, immobile nel movimento, la giustizia perfetta. Solo se salirete al di sopra delle contingenze dell’ora e del luogo, troverete la libertà completa, la quiete dell’assoluto, la pace che è al di sopra della vittoria e della sconfitta, la vera pace lontana dalle cose umane. Salire è la grande méta della vi-ta, salire per le vie dello spirito, e questo lavoro, sempre possibile e libero, può essere da chiunque seguito e concluso, in qualunque tempo e luogo. Nessuno, e in nessun caso, può togliervi questa libertà di costruire voi stessi, di avanzare così in qualità e potenza. E questa ascesa è quanto più importa, e per essa voi soffrite le prove della vita. Nell’elevarsi è il succo della storia, il vero raccolto, dopo ogni sua svolta. Le grandi ricchezze sono all’interno, in voi, quelle che vi rendono più potenti e felici; non sono all’esterno, fuori di voi. Sono le vostre qualità che non si perdono, non i possedimenti che si perdono. Qualunque sia il turno di vincitore o di vinto, continueranno a susseguirsi le ondate delle schiere di coloro, che soffrono e di coloro che godono, e il trionfo può essere strumento di perdi-zione e la sventura di risurrezione. Nessuna vita come nessuna forza si può annullare e tutto sopravvive trasformandosi. La guerra in sostanza non uccide nessuno.

La mia parola che è al di sopra del mondo e della sua lotta, dice ripetendo la legge di Dio che regge la vita: guai a chi abusa di pura superiorità di forza dimenticando giustizia. Tutto è compensato nella Legge e si paga con lunghe reazioni a catena, di odi e di vendette. La parola dell’equilibrio insegna al vincitore che lo stravincere non è lecito e si paga; e indica la vinto le vie dello spirito nella cui libertà vi è modo di rifarsi di qualunque schiavitù esteriore. Il primo batte contro i limiti naturali della forza, il secondo nella privazione trova la libertà.

Tornerà a splendere il sole e a rifiorire la vita, dopo la tempesta. È legge di equilibrio. Quel che soprattutto importa è che impariate la lezione. Ma ricordate: ognuno serbi in sé, nel profondo, con la potenza di una convinzione e qualità acquisita, il frutto di tanta prova. E il rifiorire della vita non esploda in una gazzarra folle di carne gaudente, in un’orgia di materia trionfante. Lo scopo della guerra e il contenuto della vittoria non è il trionfo nella materia, ma il trionfo nello spirito in una civiltà nuova. Guai a voi se non avrete appresa la dura lezione e non cambierete rotta. Se invece di salire per le vie dello spirito, tornerete a camminare sui vecchi binari, allora ricadrete sotto le stesse dolorose conseguenze, sempre più gravi.

La mia voce è universale e rifugge dalle distinzioni umane. Eppure vi è dovuta talvolta discendere. Allora si dice con scandalo: Dio è partigiano. Ma vi è una bilancia, un riflesso di giustizia, un ordine anche nella storia ed esso si deve attuare. L’imparzialità assoluta sarebbe indifferenza e assenza di Dio. Giustizia e ordine che sono i principi dell’essere, devono scendere anche in Terra quivi agire pesando sul male e vincendo nell’urto delle forze. Altrimenti Dio sarebbe solo in cielo, e non presente e operante anche nel mondo, tra voi e le vostre lotte. Egli è lì appunto per guidarle, perché esse non si risolvono in assoluta distruzione e caos, ma siamo strumento di costruzione e di bene, e le prove e i dolori del mondo convergano al frutto che è nell’ascesa dello spirito, scopo della vita.

Vi lascio dunque, a conforto dei giusti, queste verità: che il vostro sforzo, anche se non può essere che individuale, isolato, quando è sano e sincero mira allo scopo supremo che è l’elevamento spirituale, è allora anche sulla linea della vita, è quindi protetto e incoraggiato, perché quella è la linea voluta dalla legge di Dio; poi che, per quella stessa legge secondo cui l’universo è costruito e che ne regola il funzionamento organico, le forze del male, nonostante tutte le difficoltà, le resistenze, non potranno mai prevalere sulle forze del bene. È fatale dunque il finale trionfo dello spirito e nello spirito vincerete; trionfo che vale l’immenso dolore che costa. Il vitale disegno divino si sta già largamente compiendo.

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